L’Olanda, i Paradisi Fiscali ed il Mes


di Paolo Zagami, autore del libro “L’Impresa Internazionale nei cosiddetti Paradisi Fiscali”

Il 23 Aprile il Consiglio Europeo dovrà dare concretezza alle indicazioni dell’Eurogruppo sulla risposta economica al coronavirus formalizzando l’indirizzo politico sui nuovi strumenti finanziari anti-covid a livello comunitario. In quella sede si deciderà il piano di aiuti offerti dalla Unione Europea e si tratterà di uno snodo fondamentale per il nostro Paese che con il Premier Conte si sta impuntando nel volere l’applicazione del Meccanismo Europeo di Stabilità senza condizione alcuna.

Ieri il nostro Presidente del Consiglio ha anche attaccato frontalmente l’Olanda, rea di attrarre migliaia di multinazionali con il suo dumping fiscale e così sottrarre agli altri Paesi europei molte risorse. Con ciò cavalcando quanto sottolineato negli ultimi giorni da una larga parte dei media italiani che ci hanno bombardato con un messaggio del tipo “il Paese dei Tulipani si oppone agli aiuti europei mentre intanto scippa soldi ai partners europei”. Si dice insomma che il governo olandese dovrebbe iniziare a pensare a tagliare i troppi vantaggi fiscali che concede a grosse aziende piuttosto che opporsi agli eurobond. Sarebbe insomma l’Olanda il grande nemico dell’Italia.

Il presupposto di partenza è vero ma la conclusione è sbagliata. In altri termini, l’Olanda è si un paradiso fiscale ma non per questo può essere considerata colpevole per la – sino ad oggi – poca cooperazione europea.

Più in dettaglio, è vero che l’Olanda già da molto tempo è stato collocata dall’OCSE nel limbo dei Paesi altamente ma non pienamente conformi alla trasparenza fiscale ed è da ormai tanti anni la meta preferita di alcune tra le principali corporations mondiali (tra cui anche le italiane Fiat e Mediaset) che là hanno spostato buona parte dei loro profitti. Il sistema tributario olandese infatti garantisce una sostanziale esenzione fiscale sui flussi di reddito diretti verso altre giurisdizioni in cambio di oneri molto bassi, prevede norme societarie meno stringenti che permettono un controllo azionario anche con maggioranze relative e sin dagli anni 70 permette di creare quelle che in gergo si definiscono “letterbox companies”, cioè imprese a casella postale senza alcuna unità operativa in loco.

Si tratta anche di un importante “conduit haven”, vale a dire una giurisdizione specializzata nell’essere una stazione intermedia che offre servizi per trasformare l’identità o la natura dei capitali prima che vengano trasferiti altrove ed inoltre sotto il controllo “orange” vi sono le Antille Olandesi, vale a dire Curacao, Aruba, Bonaire, Saba, Sant Eustachio e la parte olandese di St. Marteens che sono tutte isole con una tradizione finanziaria risalente nel tempo.

Ma dopo avere evidenziato tutto questo va sottolineato che comunque è sbagliato sostenere che l’Olanda sia per tali motivi il nostro grande nemico. E’ insomma scorretto dire che l’Olanda scippa soldi ai partners europei come si sta leggendo sulla stampa in questi giorni e come ieri ha ribadito anche il nostro Primo Ministro.

In primis, perché l’Olanda sfrutta le scorciatoie fiscali che l’Unione Europea non hai mai voluto regolamentare: ad Amsterdam non fanno formalmente nulla di illecito ma semplicemente garantiscono una ottimizzazione dei carichi fiscali resa possibile dai mancati interventi delle Istituzioni Europee che a parole hanno sempre combattuto i paradisi fiscali ma nei fatti si sono limitati a “sopportarli” perché fa comodo a tutti avere giurisdizioni più flessibili delle altre. Ed in secondo luogo perché l’Unione Europea oggi è solo una unione monetaria e non anche una unione fiscale: i sistemi fiscali di tutti i Paesi non sono per niente armonizzati ed abbiamo un quadro molto variegato e disorganico di regimi e di criteri di determinazione della base imponibili nonché di aliquote nei diversi Paesi comunitari.

Attaccare Amsterdam con la logica del “predica bene ma razzola male” sembra piuttosto una operazione di facciata per coprire i nostri limiti. L’Olanda ha il diritto sia di ribadire con fermezza austerità e disciplina di bilancio sia di applicare il sistema tributario che ritiene più opportuno per i suoi interessi.

In definitiva, per come stanno oggi le cose qualunque Paese in Europa e nel mondo intero è libero di adottare una politica fiscale aggressiva finalizzata ad incentivare l’attrazione di capitali stranieri considerata la assenza di reali, concreti ed effettivi strumenti finalizzati al contrasto dei paradisi fiscali. E dunque ad Amsterdam non possono per questo essere accusati di non volere cooperare.

Piuttosto noi italiani dovremmo chiederci se il nostro Governo ha saputo mettere in atto le giuste soluzioni interne per fronteggiare la crisi economica derivante dal coronavirus. Solo se la risposta fosse positiva, allora si potrebbero criticare i Paesi del Nord ed il Meccanismo Europeo di Stabililtà che oggi rappresenta una soluzione che in mancanza di altro deve essere necessariamente accettata per ricostruire il nostro Paese. Tutto il resto è populismo.
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