Intervista a Roberto Race: la gestione dell’emergenza Coronavirus ha visto una narrazione sbagliata


Roberto Race è segretario generale del Think Tank Competere.EU ed è uno dei consulenti di corporate strategy e reputation più affermati in questo momento e il suo osservatorio internazionale, lavorando con Pmi e allo stesso tempo con grandi multinazionali, da utili elementi di lettura di quanto sta avvenendo.

L’Italia è un paese in grado di gestire le emergenze?

Di emergenze ne abbiamo tante. A partire dai terrorismi ma non mi pare che siano state chiuse le città nell’ipotesi di attacchi ma solo intensificata con grande discrezione l’attività di tutela e protezione. In questo i nostri apparati di sicurezza e i servizi stanno gestendo la situazione in maniera ineccepibile senza tanti clamori o sensazionalismi.
Probabilmente al contempo si sono usati il lessico e l’approccio che usa la Protezione Civile, una grande eccellenza del nostro paese, nelle catastrofi naturali senza capire che qui era una situazione diversa e si è fatto diventare “epicentro di un terremoto sanitario” tutto il Paese.
Bisogna ricostruire la fiducia e chi fa politica deve fare la sua parte senza che ogni rappresentante di un campanile o di uno scranno in parlamento strumentalizzi il Coronavirus per 15 minuti di celebrità.
Condivido la proposta per presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni Antonio De Caro di far si che sul tema Coronavirus ci sia un’unica cabina di regia nazionale a Palazzo Chigi.
La situazione poteva sicuramente essere prevenuta, con azioni concrete e non demagogiche. La salute della popolazione è un fatto prioritario che può avere ricadute sull’intero sistema.

Tutto è iniziato dalla chiusura delle università in Veneto e delle scuole…

Va fatta una riflessione più ampia. Dalla condanna dell’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi e dei tecnici del Comune per la tragedia legata all’alluvione del 2011 ormai politici e amministratori pubblici puntano ad avere atteggiamenti prudenziali anche all’eccesso. Pensi alle città dove ogni giorno che c’è vento forte o precipitazioni di grande intensità vengono chiuse le scuole per paura di crolli di alberi o cose dai balconi.
Va detto poi che esiste un’emergenza sanitaria da anni nelle scuole e nelle università. Bagni sporchi, pulizie fatte male e carenza di personale ausiliario sono una realtà. E’ lì che bisogna intervenire dai prossimi giorni. Esistono regole semplici e di buona educazione che se attuate possono evitare il diffondersi di malattie.
Perchè diciamocelo chiaramente: le malattie e i pericoli associati alla mancanza di sicurezza e igiene sono tanti e non solo il Coronavirus.

Non manca una stoccata al mondo dei media...

Probabilmente quando si è capito che il Coronavirus sarebbe arrivato anche in Italia chi ha gestito la comunicazione dell’emergenza avrebbe dovuto creare un glossario sulle parole da usare e non usare.
E’ stato inaccettabile sentire nei telegiornali parlare dei checkpoint di Codogno. Ma che siamo in guerra?
Si sarebbe dovuto, ad esempio, parlare di zone ad Alta protezione e tutela e di banalmente di “varchi per i controlli”.
Lo stesso vale per la stampa estera. C’è chi ha raccontato le cose come stanno veramente e chi invece ha raccontato il Nord Italia vittima di uno scenario da peste manzoniana.

E' questa la prima emergenza sanitaria ai tempi dei social?

Si ci troviamo di fronte alla prima emergenza mediatica, ad un’infodemia e ad una circolazione eccessiva di informazioni contraddittorie. Sui social sono proliferate le informazioni fake.
Ora è il momento che la Polizia Postale faccia la sua parte e che chi ha sbagliato alimentando il panico sia punito in maniera esemplare.

A soffrire particolarmente in questi giorni sono Milano e il Nord Italia... perchè?

Milano è una città forte e bene amministrata, Beppe Sala è un sindaco che ha visione e capacità amministrativa
E lo stesso vale per l’intera Lombardia e il Veneto e con i due governatori Attilio Fontana e Luca Zaia. D’altronde i tre, con il Ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora, sono i grandi protagonisti delle olimpiadi invernali Milano Cortina.
Mi aspetto, non appena l’emergenza sarà rientrata, che invitino i vertici delle grandi aziende del Paese a dare segnali importanti portando eventi e attività a Milano.
In poche settimane la città e il Nord Italia sapranno ripartire ma bisogna recuperare il danno immenso subito da questi giorni. Il grido di dolore lanciato dai presidenti di Confindustria Vincenzo Boccia, di Assolombarda Carlo Bonomi e della Camera di Commercio di Milano Carlo Sangalli va ascoltato dal Governo, e dal Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli in primis, senza esitazione.
C’è un sistema imprenditoriale forte e che ha anticorpi che guiderà la ripresa ma bisogna metterlo in grado di farlo. Vedrà che emergerà la capacità di resilienza del tessuto imprenditoriale.

Ma il Governo sta lavorando a misure di sostegno come la CIG...

Non bastano. Sono vecchie categorie. Stiamo usando strumenti che si usano per le calamità naturali a un altro tipo di evento. Tra l'altro in buona parte ad ora sono rivolte alle "aree off limits" mentre il danno sta investendo il sistema economico del centro nord.
E soprattutto ora bisogna impegnarsi per far si che si torni a lavorare. Con tutte le protezioni e le limitazioni alla socialità del caso ma mettiamo i lavoratori e le imprese in condizione di lavorare. Possiamo diventare un paese in quarantena?

Ci sono media internazionali e altri Paesi che stanno creando allarmismi sull’Italia...

Credo che l’autoflagellazione mediatica che ci si è data ha creato eccessi di panico che hanno portato a strumentalizzazioni anche surreali.
Ma non ne faccio una colpa ai funzionari delle varie ambasciate a Roma che come da procedura avranno fatto i classici report alle loro cancellerie partendo dai provvedimenti del governo e da quanto uscito sui media italiani. Ha fatto bene ieri il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a far diramare al Ministero il primo report giornaliero inviato a tutta la rete diplomatico-consolare italiana affinché le nostre Ambasciate e i nostri Consolati possano trasmettere in tutto il mondo informazioni corrette e trasparenti sul reale impatto del Coronavirus in Italia. Consiglierei sia a chi vuole informarsi che alle rappresentanze diplomatiche dei vari Paesi di seguire come l’Ispi racconta questi giorni. Una fonte autorevole che con buon senso spiega quello che sta accadendo.

Oggi è il giorno del Vertice Italo Francese a Napoli...

Mi auguro che sia il presidente francese Emmanuel Macron nel ribadire l’amicizia e la collaborazione tra i paesi incontrando oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente Conte a dire parole chiare che smorzino l’allarmismo delle autorità francesi nei confronti dell’Italia.
Non mi è piaciuto che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel suo intervento ieri notte nel parlare dell’evoluzione del Coronavirus nel mondo abbia citato come paesi in cui il virus è dilagato solo Cina e Italia. Ma questo è figlio dell'autoflagellazione narrativa e mediatica che ci siamo dati.

Una riflessione finale però è sulle opportunità che il mondo del business può vedere da una crisi del genere

Da un momento all’altro le Pmi si sono accorte che è fondamentale, fare come fanno le grandi aziende, porsi il tema di come creare piani alternativi per la supply chain e non essere vincolati a fornitori in un’unica area geografica. E’ nata la consapevolezza che le aziende devono essere in grado di lavorare da remoto con sistemi di cloud e sicurezza informatica.
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