Gli Emirati amano il Made in Italy


Presentazione in grande stile per il Private Office of Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum Italy, realtà italiana collegata alla famiglia reale di Dubai che opera per facilitare l’ingresso e lo sviluppo di aziende straniere nel mercato degli Emirati Arabi Uniti: l’evento, organizzato in collaborazione con Coder, è stata l’occasione per lanciare il Desk EAU in programma a EXPO 2020

Una via preferenziale verso i Paesi del Golfo, un canale privilegiato per introdurre le aziende del Made in Italy nel mercato degli Emirati Arabi. Ecco che cosa rappresenta per gli imprenditori italiani il Private Office of Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum Italy: una nuova opportunità di business. E allora non poteva esserci palcoscenico migliore di Farete, manifestazione organizzata da Confindustria Emilia che da otto anni raduna imprese e professionisti attorno a un unico tavolo per parlare di nuovi mercati da esplorare e nuove opportunità di crescita, per presentarsi al pubblico e illustrare il proprio progetto. La propria realtà. Una presentazione avvenuta in grande stile, sul Palco principale del Padiglione 16 di BolognaFiere, attraverso l’incontro “Gli Emirati amano il made in Italy: formule vincenti per business di successo”, promosso dal Private Office of Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum Italy e organizzato in collaborazione con il Coordinamento territoriale degli Ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili dell’Emilia-Romagna (Coder), che lo scorso 12 luglio ha firmato un accordo con il Private Office per attivare un Desk di consulenza altamente specializzata.

Il primo a prendere parola durante l’incontro moderato da Giorgio Nadali, giornalista esperto di economia e intercultura mediorientale, è stato Paolo Glisenti, Commissario generale per l’Italia dell’Expo 2020 Dubai: “Abbiamo ufficializzato la collaborazione con il Private Office di Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum che garantirà la presenza del Desk EAU all’Expo 2020, così da facilitare l’efficacia dell’ingresso nel mercato mediorientale delle aziende italiane che parteciperanno all’evento. Obiettivo della partecipazione italiana a Expo 2020 Dubai è anche quello di presentare opportunità per l’attrazione di investimenti in Italia e verso le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie imprese innovative che potranno presentarsi con noi sui mercati del Medio Oriente e della Penisola araba con le loro competenze. Gli investimenti esteri in Italia superano di poco i 320 miliardi di euro, una quota ancora troppo bassa se paragonata agli altri Paesi industriali. Expo 2020 Dubai rappresenta in questo senso una straordinaria occasione non soltanto per il Made in Italy, che cerca occasione di promozione dell’export, ma anche del Made with Italy, che mira a trovare partnership e collaborazioni. ‘La bellezza che unisce le persone’ sarà il tema dell’Italia all’Expo di Dubai che, lo ricordo, sarà incentrato sulla connessione degli elementi e dei saperi che generano futuro tra sviluppo sociale, economico e culturale. L’Emilia Romagna, che oggi ci ospita qui a Bologna nell’ambito di Farete, è un modello dell’integrazione tra competenze formative, educative, produttive e tecnologiche in Italia. Il nostro Padiglione sarà realizzato con il contributo di grandi, piccole e medie imprese che forniranno componenti edilizie e architettoniche, manufatti e sistemi di digitalizzazione. Prodotti innovativi ma ancora a livello sperimentale che, partecipando a Expo 2020, saranno poi brevettati. Pensiamo sia un modo per far parlare delle grandi capacità produttive che caratterizzano le imprese italiane”.

Ma che cosa fa esattamente il Private Office of Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum Italy per facilitare l’ingresso e lo sviluppo di aziende straniere nel mercato degli Emirati Arabi Uniti? Innanzitutto verifica, di concerto con l’imprenditore, le opportunità di costruire un business case appetibile e concreto. Poi accompagna l’impresa nella valutazione del progetto. Valutazione che viene completata dal Comitato Esecutivo del Private Office sulla base di un dossier aziendale necessario a entrambe le parti per sottoscrivere un eventuale accordo preliminare alla base del piano operativo di sviluppo del business negli Emirati Arabi.

Per rendere possibile tutto questo il Private Office si avvale di un pool di professionisti specializzati in internazionalizzazione che, basandosi su competenze specifiche, illustra alle aziende le possibilità di business e l’iter procedurale, garantendo loro l’accesso alle principali opportunità pubbliche e private e fornendo un supporto specifico di Business Development. Ed è qui che diventa determinante il ruolo di R&P Consulting, studio di consulenza aziendale con sede a Modena che dal 1979 lavora per supportare le imprese nella crescita, migliorandone le performance, la redditività e la competitività. La realtà emiliana si pone come garante e “intermediario culturale” per consentire alle parti di conoscersi e apprezzarsi in modo da rendere produttiva ed efficace la relazione professionale. Una delle sfide da vincere per fare business negli Emirati Arabi, infatti, è quella culturale: molte barriere sono date dalla mancanza di fiducia fra le parti in gioco, spesso basata su pregiudizi e su incomprensioni dovute a differenze culturali, non solo linguistiche.
L’incontro si è concluso con l’intervento di alcuni relatori tecnici che hanno illustrato i punti chiave per sviluppare il proprio business negli Emirati Arabi: Gianni Basile (Teikos - consulente aziendale), Martin De Bonis (Startupper e business developer UAE), Basma Eissa (UAE Executive Director - R&P Consulting), Marco Pelizzari (International Business Develpoment Manager - Vigilance Group) e Andrea Raimondi (The Private Office of Sheikh Saeed Bin Ahmed Al Maktoum - Executive Director Italy). “Il Private Office, arrivato in Italia a gennaio 2019, ha l’obiettivo di selezionare le eccellenze italiane che sono pronte e desiderano entrare nel mercato mediorientale - ha dichiarato Raimondi -. Ma non solo: accompagna le imprese italiane nel percorso che conduce al successo negli Emirati, aiutandole nella comprensione delle differenze culturali fino alla creazione di un rapporto di fiducia con le istituzioni locali. La prima sfida è colmare il gap culturale. Bisogna avere un approccio strutturato verso il mercato emiratino: non occorre essere grandi aziende, ciò che ci rende appetibili è la distintività del prodotto, ma non basta. Non si può avere un approccio mordi e fuggi, è necessario entrare nel mercato con un piano di medio lungo termine per crescere con il mercato. Costruire relazioni di fiducia rappresenta un fattore critico di successo”.


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