In Emilia Romagna rallenta la flessione delle imprese giovanili


Sono 26.924, il 6,7 per cento delle imprese regionali, con una perdita di 757 imprese in un anno (-2,7 per cento). La discesa decelera rispetto allo scorso anno. La tendenza è più pesante a livello nazionale (-3,2 per cento). Il crollo nelle costruzioni (-532 unità, -9,7 per cento) determina la tendenza insieme con la riduzione nel commercio (-279 imprese, -1,6 per cento). Un contributo positivo continua a giungere dall’agricoltura e dalla pesca (+88 imprese, +4,0 per cento). In caduta le ditte individuali (-734 unità). L’adesione alla norma sulle società a responsabilità limitata semplificata spiega la discesa delle società di persone (-4,8 per cento) e la crescita delle società di capitali (+2,7 per cento).

Una frenata lunga e meno secca rispetto agli ultimi periodi per le imprese giovanili. In Emilia-Romagna, a fine marzo le imprese attive giovanili sono risultate 26.924, pari al 6,7 per cento delle imprese regionali, la quota più bassa tra le regioni italiane. In un anno la perdita è stata di 757 imprese (pari a -2,7 per cento), mentre le altre imprese sono diminuite dello 0,4 per cento. A livello nazionale, le imprese giovanili scendono a 449.423 (-3,2 per cento), pari all’8,8 per cento del totale, mentre le altre imprese confermano la tendenza positiva e segnano un lieve aumento (+0,1 per cento). Questo emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna.

Le imprese giovanili aumentano solo in Trentino-Alto Adige (+1,3 per cento). La flessione maggiore si è avuta in Toscana (-4,8 per cento). L’andamento delle imprese giovanili in Lombardia e Veneto (-2,9 per cento in entrambi i casi) risulta solo lievemente peggiore rispetto a quello reginale, mentre è sensibilmente più pesante in Piemonte (-3,7 per cento).

I settori di attività economica. La diminuzione delle imprese giovanili è determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-532 unità, -9,7 per cento). L’andamento negativo nei servizi (-1,6 per cento) è determinato dal commercio (-258 imprese, -3,7 per cento), mentre per l’aggregato di tutti gli altri settori dei servizi la tendenza è solo lievemente negativa (-0,2 per cento). La diminuzione nell’industria è decisamente più contenuta (-34 unità, quindi -1,7 per cento). Tra i macro settori, crescono solo le imprese giovanili attive nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+88 imprese, +4,0 per cento). Tra le divisioni dei servizi spicca l’aumento delle attività professionali, scientifiche e tecniche.

La forma giuridica. La riduzione è da attribuire soprattutto alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-734 unità, pari a -3,5 per cento). La caduta è più rapida in particolare per le società di persone (-4,8 per cento, pari a 90 unità). Entrambe sono da attribuire all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la crescita delle società di capitale (+114 unità, +2,7 per cento).
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