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Cinque domande a: Giuseppe Lugano ricercatore Nokia e autore di saggi sulle tecnologie sociali





Posted by: admin  Tags: giuseppe lugano  Posted date:  dicembre 8, 2010  |  No comment


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giuseppe lugano5 domande a Giuseppe Lugano, ricercatore a Nokia e autore di “Comunicazione mobile”

In Finlandia da quasi 10 anni, Giuseppe e’ a buon diritto un europeo della nuova generazione, quella degli Erasmus per intenderci. Una generazione di oltre 2 milioni di giovani su cui investire per rilanciare l’Europa nel mondo. A detta dell’interessato, il periodo di studio all’estero è un’opportunità’ che, sfruttata in modo adeguato, può rivelarsi un vero trampolino di lancio per realizzare i propri talenti e ambizioni professionali.

Cosa intendi per trampolino di lancio? Ci puoi illustrare il tuo percorso professionale?

Da secoli, si sa che nessuno è profeta in patria. E quando si ha successo, la gente crede che esso sia stato raggiunto con un aiuto esterno e non per meriti propri. Ho vissuto questo sulla mia pelle: al liceo, in molti sospettavano che i miei voti alti dipendessero in qualche modo dal fatto che mio preside nello stesso istituto. Andare all’estero e riuscire a realizzare i propri obiettivi dimostra, a se stessi e a chiunque altro, che ci si può fare da soli.

Pur non essendo ospitale per clima e alcuni aspetti culturali, Helsinki si è rivelata un catalizzatore dei miei talenti: durante l’Erasmus, mi ha offerto l’ispirazione per la mia tesi di laurea sperimentale sulle educational technologies, offrendomi una prospettiva che mi ha padre fosse vice- aperto le porte al mondo della ricerca. Nel mio percorso, ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste: Henry Tirri, ora a capo dei centri di ricerca di Nokia nel mondo, nel 2003 mi accettò nel proprio gruppo di ricerca presso l’Helsinki Institute of Information Technology (HIIT). In seguito a quell’esperienza accademica, fui invitato a unirmi al gruppo di ricerca di TeliaSonera, operatore telefonico leader nei Paesi nordici. Nei 4 anni passati lì, ho sviluppato le mie competenze nell’area della comunicazione mobile e in particolare nei servizi di mobile social networking. L’interesse dell’azienda per questo settore emergente spinse i miei colleghi nel 2005 a incoraggiarmi per sviluppare questi temi in una tesi di dottorato che, dopo anni di duro lavoro, ho concluso nel 2010. A pochi mesi dalla pubblicazione, la mia tesi “digital community design”, in cui spiego il significato del mobile social software per le società future, ha raccolto diversi consensi, sia nel mondo accademico che industriale. Questo contributo è stato particolarmente apprezzato a Nokia, dove ho collaborato negli ultimi mesi a un progetto volto a sviluppare soluzioni tecnologiche al servizio della sostenibilità. In definitiva, la Finlandia mi ha permesso di sviluppare le mie competenze tramite esperienze accademiche e aziendali, in cui mi sono stati affidati incarichi di responsabilità.

Avendo scelto la Finlandia, hai quindi “rotto” con l’Italia o vedi delle possibilità per mettere a frutto queste esperienze nel tuo Paese d’origine?

Ovviamente, l’Italia è sempre nel mio cuore e mi auguro che le nuove generazioni, grazie alle esperienze internazionali, possano contribuire a un vero rinnovamento del Paese, non tanto nella facciata quanto nei contenuti. Pur vivendo all’estero, grazie a Internet mi sono dato da fare per diffondere le best practices da assimilare nel nostro Paese, non copiando modelli e processi che funzionano all’estero, ma adattandoli alla nostra realtà culturale. Questo obiettivo l’ho perseguito in varie maniere, tra cui la pubblicazione nel 2007 del libro “Comunicazione Mobile” per la casa editrice Edizioni Cierre di Roma. In esso, presento con sguardo critico la storia della comunicazione mobile in Italia, mettendo in risalto i problemi correnti e discutendo le potenzialità dei servizi di mobile Internet per lo sviluppo di una società dell’informazione dal volto umano. Sulla scia del successo di questo volume, ho contribuito con vari capitoli alla stesura del libro “Nuove forme e nuovi ruoli della comunicazione”, pubblicato nel 2008 sempre dalla stessa casa editrice. Durante il promettente evento RING 2008, a Lecce, erano emerse alcune interessanti prospettive per un rientro in Italia, che però, per vari motivi, non si sono concretizzate. Lo stesso destino hanno avuto le proposte di progetti e collaborazioni italo-finlandesi che ho rivolto a varie università e centri di ricerca in Italia. Pertanto, direi che i miei sforzi dimostrano che non sono io ad aver “rotto” con l’Italia, quanto piuttosto il contrario. Come testimoniano anche molte esperienze di colleghi italiani sparsi per il mondo, una volta usciti dal sistema non è facile rientrare, nonostante le competenze acquisite all’estero, almeno a parole, facciano gola un po’ a tutti.

Secondo il World Economic Forum, la Finlandia è da anni nella top ten della competitività globale. Qualche mese fa, Newsweek l’ha consacrata come il Paese migliore del mondo. Quali sono, secondo te, i secreti del suo successo?

E’ vero, la Finlandia ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, anche se non condivido in pieno l’analisi fatta da Newsweek. Per esempio, avere un sistema sanitario efficiente non significa automaticamente che esso sia di grande qualità. Dalle esperienze negative che ho vissuto, posso confermare che efficienza e organizzazione non sono tutto. Se fosse così, allora tutti i ricchi dovrebbero essere automaticamente felici. Questo comunque non significa che l’Italia non possa e non debba imparare dal modello finlandese, che fa dell’educazione gratuita e di alta qualità, a tutti i livelli, un pilastro centrale della propria società. Mentre da noi gli studenti universitari pagano tasse salate per studiare, in Finlandia essi sono pagati, ma devono superare esami d’ingresso molto selettivi. Una volta accettati, essi hanno accesso a molti benefici, tra cui mezzi di trasporto a metà prezzo, ospedali privati per studenti, mense a basso costo, alloggi convenienti e di qualità. Le Unioni degli Studenti, fondazioni ed enti ministeriali finanziano corsi di aggiornamento, partecipazione a conferenze e iniziative studentesche di vario tipo e in tutti i settori. Inoltre, istituzioni e aziende regolarmente assumono studenti nel periodo estivo. Con un tale sistema di supporto, è facile intuire che un laureato finlandese risulta mediamente più competitivo di uno italiano. E’ significativo sottolineare che anche in questo periodo di crisi, mentre altre economie avanzate operano drastici tagli ai sistemi didattici, la Finlandia investa ancora in questo modello.

Hai accennato al potenziale delle nuove tecnologie e in particolare dell’Internet mobile per promuovere delle società dell’informazione più sostenibili. Puoi spiegarci meglio?

Le comunità sono la risorsa più preziosa per la sostenibilità. E le nuove tecnologie dell’Internet mobile, in particolare il Mobile Social Software (MoSoSo) si rivelano particolarmente potenti: oggi più che mai, possiamo infatti essere artefici del nostro futuro, grazie alle risorse create, condivise, scambiate e utilizzate in tempo reale con i nostri contatti, vicini e lontani. Grazie a questi scambi, le reti sociali basate su interazioni spontanee e volontarie creano un tessuto interconnesso di comunità digitali auto-organizzanti, che creano un nuovo tipo di società civile basato sul paradigma di rete. In essa, non è necessario essere formalmente iscritti a un’organizzazione, ma semplicemente contribuire attraverso rapporti informali tra individui che condividono un certo interesse o obiettivo. Questo tipo di società sta lentamente emergendo grazie alle tecnologie come il MoSoSo. Alla luce delle crisi globali (climatica, demografica, energetica, economica), le comunità digitali rappresentano un formidabile strumento per aumentare la resilienza delle nostre vite, delle organizzazioni e della società intera. Con questo termine, ormai divenuto centrale nel vocabolario della sostenibilità, ci si riferisce alla capacità di un sistema sociale di riuscire ad adattarsi a un ambiente trasformato. Le strutture tradizionali della società, sia politiche sia economiche, possono trovare nel MoSoSo, applicato all’attivazione ed emancipazione di comunità digitali, uno strumento utile per un rinnovamento positivo. Tuttavia, la realizzazione di questo potenziale non dipende solo dall’implementazione di tecnologie, ma soprattutto dalla capacità di realizzare una convergenza di strategie e intenti fra settore pubblico, private e cittadini interconnessi e organizzati in comunità digitali.

Cosa ti senti di consigliare agli Startupper italiani?

La via imprenditoriale mi affascina, e ho già in mente qualche idea che vorrei sviluppare in quest’ambito. Un primo consiglio è di contattarmi se interessati a collaborare nella realizzazione di servizi basati sui principi che ho illustrato. Un consiglio più generale che vorrei fornire riguarda la necessità di un paradigm shift nel modo di fare business in una società post-globalizzata: per realizzare profitti e contribuire a una società migliore c’e’ bisogno di, per dirlo all’inglese, doing well by doing good, cioè mirare a realizzare profitti come effetti secondari di strategie volte allo sviluppo sociale.

Per saperne di più:

Lugano, G. 2007. Comunicazione mobile. Nuove frontiere tra consumo, collaborazione e controllo di contenuti digitali. Diritto, Economia e Società dell’Informazione Vol. 5. Roma: Edizioni Cierre.

Diurisi, D. 2008 (a cura di). Nuove forme e nuovi ruoli della comunicazione. Dall’ICT al digital marketing: come evolve la società dell’informazione e il business nel mercato globale. Diritto, Economia e Società dell’Informazione Vol. 7. Roma: Edizioni Cierre.

Lugano, G. 2010. Digital community design. Exploring the role of mobile social software in the process of digital convergence. Doctoral thesis. Jyväskylä Studies in Computing 114. Jyväskylä: University of Jyväskylä Press. Disponibile online: http://digitalcommunity.cosix.it






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