5 domande a: Gianluca Dettori, CEO Dpixel

Written by Redazione on settembre 18th, 2012. Posted in Interviste

Gianluca Dettori, laureato in Economia e Commercio con specializzazione in marketing presso l’Università di Torino, ha ricoperto la posizione di Direttore Marketing e Commerciale di Italia Online (oggi www.libero.it) prima di approdare in Lycos Bertelsmann Italia, dove si è occupatoi del lancio di www.lycos.it e dello sviluppo delle operazioni in Italia.

Nel 1999 ha fondato Vitaminic ricoprendo il ruolo di Amministratore Delegato, nella stessa, fino al 2003 anno in cui ha assunto la carica di Director di Buongiorno Vitaminic, occupandosi di acquisizioni .

In tempi più recenti, Gianluca Dettori, capitalizzando tre lustri di esperienze da Startupper e First Mover, ha fondato Dpixel, società di venture capital che opera nel campo dei canali digitali interattivi e investe in start-up ad alto valore di innovazione tecnologica.

1.Qual’è secondo lei la differenza principale tra il mercato dello Start-up italiano e quello USA?

Stiamo parlando di mercati totalmente diversi e molto difficilmente comparabili specie se si confronta la situazione della Silicon Valley con la nostra italiana.

Basti soltanto pensare che nella Silicon Valley grazie alla stratificazione di oltre 40 anni di innovazione tecnologica ai massimi livelli, si è venuta a creare una poderosa dotazione di infrastrutture, mentre qui da noi siamo rimasti al al palo, fermi ancora al dibattito sulla “Banda Larga”.

2.Cos’è che penalizza maggiormente la situazione italiana, agli occhi di un investitore?

Purtroppo questa domanda mi suggerisce, più che una risposta sintetica, una vera e propria lista di veri e propri ostacoli che disincentivano l’opera dell’investitore, quali la scarsa dotazione di fondi sul mercato italiano, la limitata possibilità di fare exit (scarsissima cultura da parte dei big nell’acquisizione di startup per crescere ed innovarsi) via trade sale, l’inconsistenza del mercato borsistico e le basse valutazioni in generale che il mercato italiano paga per le startup …

E poi c’è il cosidetto ‘Sistema Italia’, sulla carta altamente sinergico, ma in pratica limitante, in quanto caratterizzato, nei fatti, da un atteggiamento culturale avverso all’innovazione, scarsa cultura tecnologica, incertezza giuridica e fiscale, farraginosità della corporate law. Tutto questo si traduce nell’estrema difficoltà nel fare fundraising, e trovare coinvestitori.

3.Che consigli darebbe agli Startupper italiani?

Il mio consiglio è quello di non arrendersi dinanzi alle prime difficoltà e, se non si trovasse il modo di partire in maniera soddisfacente con il proprio progetto, di provare a sfondare fuori dall’Italia. In ogni caso vorrei ricordare che ci sono moltissimi modi per partire, con pochissime risorse, come ad esempio il bootstrapping, gli Fff (family friends and fools) e soprattutto che in questi casi si può ricorrere agli incubatori e a i seed investor, il cui numero, seppur timidamente, è in crescita anche nel nostro Paese.

4.Quali, sono a suo avviso, i settori più innovativi, su cui vale la pena investire oggi?

Personalmente sono molto interessato alla social media monetization, al crowdsourcing ed alla mass collaboration in genere. Per quanto riguarda le tecnologie, la vera innovazione, anche se noi che stiamo nel settore in qualche modo le abbiamo anticipate già da un po’ di tempo, sicuramente il cloud computing ed il big data. Trovo interessanti, inoltre, le applicazioni SaaS (Software as a Service) specie quelle B2B (Business to Business) per i modelli ibridi “click and brick”.

5.Ci parli dell’ultima Startup che ha finanziato.

iubenda (www.iubenda.com), un’applicazione web based per gestire le privacy policy del proprio sito. E’ una startup fondata dal più giovane fondatore e CEO con cui mi sia mai trovato a lavorare, Andrea Giannangelo, classe 1989. Mi vengono i brividi a pensare che andavo all’università quando poppava il primo latte, ma Andrea è un talento naturale e scrive codice software da quando aveva dieci anni oltre ad aver lanciato diversi siti anche significativi in termini di utenti e traffico.

Anche a livello di compagine finanziaria, iubenda risulta un investimento interessante, in essa hanno infatti investito due (Business) Angel rilevanti come Andrea di Camillo e Marco Magnacavallo. Insieme a loro ritengo che iubenda abbia le due doti fondamentali che ogni start up di successo deve avere,una value proposition molto chiara unita ad una notevole scalabilità.

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