Gianluca Dettori, laureato in Economia e Commercio con specializzazione in marketing presso l’Università di Torino, ha ricoperto la posizione di Direttore Marketing e Commerciale di Italia Online (oggi www.libero.it) prima di approdare in Lycos Bertelsmann Italia, dove si è occupatoi del lancio di www.lycos.it e dello sviluppo delle operazioni in Italia.
Nel 1999 ha fondato Vitaminic ricoprendo il ruolo di Amministratore Delegato, nella stessa, fino al 2003 anno in cui ha assunto la carica di Director di Buongiorno Vitaminic, occupandosi di acquisizioni .
In tempi più recenti, Gianluca Dettori, capitalizzando tre lustri di esperienze da Startupper e First Mover, ha fondato Dpixel, società di venture capital che opera nel campo dei canali digitali interattivi e investe in start-up ad alto valore di innovazione tecnologica.
1.Qual’è secondo lei la differenza principale tra il mercato dello Start-up italiano e quello USA?
Stiamo parlando di mercati totalmente diversi e molto difficilmente comparabili specie se si confronta la situazione della Silicon Valley con la nostra italiana.
Basti soltanto pensare che nella Silicon Valley grazie alla stratificazione di oltre 40 anni di innovazione tecnologica ai massimi livelli, si è venuta a creare una poderosa dotazione di infrastrutture, mentre qui da noi siamo rimasti al al palo, fermi ancora al dibattito sulla “Banda Larga”.
2.Cos’è che penalizza maggiormente la situazione italiana, agli occhi di un investitore?
Purtroppo questa domanda mi suggerisce, più che una risposta sintetica, una vera e propria lista di veri e propri ostacoli che disincentivano l’opera dell’investitore, quali la scarsa dotazione di fondi sul mercato italiano, la limitata possibilità di fare exit (scarsissima cultura da parte dei big nell’acquisizione di startup per crescere ed innovarsi) via trade sale, l’inconsistenza del mercato borsistico e le basse valutazioni in generale che il mercato italiano paga per le startup …
E poi c’è il cosidetto ‘Sistema Italia’, sulla carta altamente sinergico, ma in pratica limitante, in quanto caratterizzato, nei fatti, da un atteggiamento culturale avverso all’innovazione, scarsa cultura tecnologica, incertezza giuridica e fiscale, farraginosità della corporate law. Tutto questo si traduce nell’estrema difficoltà nel fare fundraising, e trovare coinvestitori.
3.Che consigli darebbe agli Startupper italiani?
Il mio consiglio è quello di non arrendersi dinanzi alle prime difficoltà e, se non si trovasse il modo di partire in maniera soddisfacente con il proprio progetto, di provare a sfondare fuori dall’Italia. In ogni caso vorrei ricordare che ci sono moltissimi modi per partire, con pochissime risorse, come ad esempio il bootstrapping, gli Fff (family friends and fools) e soprattutto che in questi casi si può ricorrere agli incubatori e a i seed investor, il cui numero, seppur timidamente, è in crescita anche nel nostro Paese.
4.Quali, sono a suo avviso, i settori più innovativi, su cui vale la pena investire oggi?
Personalmente sono molto interessato alla social media monetization, al crowdsourcing ed alla mass collaboration in genere. Per quanto riguarda le tecnologie, la vera innovazione, anche se noi che stiamo nel settore in qualche modo le abbiamo anticipate già da un po’ di tempo, sicuramente il cloud computing ed il big data. Trovo interessanti, inoltre, le applicazioni SaaS (Software as a Service) specie quelle B2B (Business to Business) per i modelli ibridi “click and brick”.
5.Ci parli dell’ultima Startup che ha finanziato.
iubenda (www.iubenda.com), un’applicazione web based per gestire le privacy policy del proprio sito. E’ una startup fondata dal più giovane fondatore e CEO con cui mi sia mai trovato a lavorare, Andrea Giannangelo, classe 1989. Mi vengono i brividi a pensare che andavo all’università quando poppava il primo latte, ma Andrea è un talento naturale e scrive codice software da quando aveva dieci anni oltre ad aver lanciato diversi siti anche significativi in termini di utenti e traffico.
Anche a livello di compagine finanziaria, iubenda risulta un investimento interessante, in essa hanno infatti investito due (Business) Angel rilevanti come Andrea di Camillo e Marco Magnacavallo. Insieme a loro ritengo che iubenda abbia le due doti fondamentali che ogni start up di successo deve avere,una value proposition molto chiara unita ad una notevole scalabilità.
Massimo Fabrizio 26 anni di Roma fondatore di Rysto.com e sviluppatore web. In un settore come quello del catering e della ristorazione dove già altre startup hanno fatto la loro fortuna, nasce RYSTO.COM.
Rysto promette di rivoluzionare il mondo del recluting per cuochi, chef, camerieri, barman e per tutte le figure professionali legate al mondo della ristorazione.
A chi si rivolge il servizio offerto da Rysto?
Gli attori principali sono due, i lavoratori e i manager. Nel primo caso ci rivolgiamo a tutte quelle persone che cercheranno o stanno cercando lavoro, grandi chef, cuochi esperti, camerieri professionisti ma anche studenti che vogliono entrare nel mondo del lavoro con un impiego non troppo impegnativo.
Nel secondo caso tutti i manager legati al mondo del catering e della ristorazione, dal piccolo ristorante di quartiere alla grande catena che gestisce molto personale.
Chi avrà più benefici da Rysto?
In un periodo difficile come questo dove il lavoro deve tornare ad essere posto al centro per il rilancio dell’economia, la nostra missione è quella di rendere il più semplice possibile trovare il giusto impiego, i lavoratori quindi avranno benefici non indifferenti.
Ma anche i manager avranno a loro disposizione una piattaforma completa per la gestione del personale temporaneo e non, avranno un loro profilo dove amministrare più location e organizzare i flussi di lavoro ed eventualmente reclutare personale in tempo reale. Grazie all’integrazione di Rysto con il sito web della loro azienda la sezione delle posizioni aperte verrà gestita con un unico potente strumento.
Come è possibile reclutare personale in tempo reale?
Rysto è una piattaforma sociale, per questo motivo ogni lavoratore avrà un suo profilo e potrà impostare la sua disponibilità, la città dove cerca lavoro, e la sua esperienza, il tutto garantito da un sistema di feedback che stiamo sviluppando. Inoltre grazie all’applicazione per smarphone potrà controllare ovunque il suo profilo e rispondere ad eventuali richieste.
Puntate solo al mercato italiano?
Pensiamo che mai come adesso Rysto sia utile in Italia, ma abbiamo la consapevolezza che un servizio del genere possa essere utilizzato in tutto il mondo. Dal ristorante di classe a New York al fast-food di Londra fino all’albergo di Parigi passando per i sushi bar di Tokyo.
A che punto siete con questo progetto?
Rysto è online da un paio di settimane con una versione beta ed abbiamo subito ricevuto molta attenzione sia da parte degli utenti che da parte dei media. Il team di sviluppo è già a lavoro per un’evoluzione dell’attuale piattaforma e a breve verrà presentata l’applicazione mobile.
Chi pensava che il mondo dell’Advertising avesse raggiunto il limite massimo di sviluppo e non presentasse più margini per l’innovazione, non conosce ancora Bulsara Adevertising, una Startup romana, che si pone la mission di portare la pubblicità dove non l’avete mai vista prima.
Cos’è Bulsara Advertising
Bulsara è concessionaria leader in Italia nel settore del Toilet Advertising, effettuando, dunque, allestimenti pubblicitari all’interno dei servizi igienici.
Per scelta strategica andiamo solo in strutture ad alto profilo: la comunicazione indoor, poco sviluppata in Italia, consente di sfruttare numerose potenzialità ad oggi lasciate in secondo piano.
Le campagne più efficaci sono quelle che sfruttano una creatività che preveda l’utilizzo di strumenti per personalizzare il servizio in toto, con soluzioni multisensoriali all’avanguardia: installazioni, proiezioni, sensori, video, schermi interattivi.
In questo modo si permette al consumatore finale di entrare nel ‘‘mondo’’ del brand che si promuove, colpendolo a livello esperienziale, in modo che poi sia lui stesso a far pubblicità raccontando cosa ha visto/vissuto. Chiaramente si ha maggior efficacia in strutture frequentate dal target a cui si mira. Qualora le leve della comunicazione non convenzionale vengano utilizzate nel modo corretto, l’impatto sull’utente è garantito e si ottiene in modo virale una notevole visibilità anche sui mezzi di comunicazione convenzionali, permettendo, di conseguenza, un investimento mirato.
Qual’è il valore aggiunto del vostro mezzo?
Bulsara offre vantaggi per ogni stakeholder della catena:
1) I clienti finali (Brand), in quanto consente una
segmentazione dell’offerta in base alla clientela desiderata, differenziata per sesso, stile di vita ed età; un’esposizione al messaggio prolungata (in media 2 minuti), in quanto impossibile da ignorare, e l’evidente vantaggio di non avere alcun tipo di affollamento, caratteristica che penalizza fortemente i mezzi di comunicazione convenzionali e outdoor. In ogni servizio igienico, infatti, garantiamo la presenza di un solo brand.
2) Le strutture, in quanto offre guadagni extra, sfruttando spazi dai quali non si trae profitto e un aumento della qualità percepita: i nostri allestimenti permettono di rinnovare l’estetica dei servizi, generando sensazioni positive. Ciò induce a valorizzare il servizio offerto anche in termini di pulizia e manutenzione dell’ambiente.
3) I centri media e le boutique creative, in quanto è un mezzo di comunicazione innovativo e unico nel suo genere da proporre ai clienti e permette di avere maggiori margini sul prezzo di vendita.
Dove siete presenti?
In questa prima fase Bulsara ha stretto partnership con numerose strutture ad alto profilo come l’Università La Sapienza, il Chiostro del Bramante, il Teatro Ambra Jovinelli, il Teatro Eliseo, il Circuito Cinema di Roma, l’Autodromo di Vallelunga e ci siamo recentemente aggiudicati il bando per la concessione esclusiva all’interno delle 34 Biblioteche di Roma Capitale.
Considerato l’ottimo riscontro, al momento siamo in fase di trattativa avanzata con altre importanti università, cinema, teatri e musei di Roma e Milano e con alcune strutture a livello nazionale.
Il team e la ricerca fondi. Avete avuto dei finanziamenti iniziali?
Bulsara è una start up atipica per due motivi: siamo quattro ragazzi (ex colleghi di studio) con una formazione economica. Ci siamo conosciuti, infatti, durante la frequenza dei corsi, scoprendo forti affinità.
Inoltre, a differenza di tante start up, non abbiamo ricercato fondi esterni subito, puntando solo sulle nostre forze e sul capitale sociale minimo a costituire una srl, direttamente iniettato da noi soci. Adesso, dopo circa un anno di fatturato, abbiamo aperto il fundraising per lanciare il business a livello nazionale, con le prime manifestazioni di interesse.
Riconoscimenti e premi
In questo primo anno, tra i vari riconoscimenti ottenuti, ricordo con piacere la grande vittoria di Bulsara alla Start up Competition del corso LED della LUISS a marzo 2012 e il premio di miglior allestimento dello stand durante il Career Day del 22 maggio scorso, dove abbiamo battuto la concorrenza delle maggiori aziende nazionali.
In questo primo anno, inoltre, abbiamo condotto un’importante ricerca di mercato
in collaborazione con Demoskopea. I risultati si basano su questionari individuali sottoposti agli utenti di tre strutture partner con target trasversali, dopo essere stati sottoposti alle nostre comunicazioni pubblicitarie. E’ risultato che il 78,5 % degli individui ricorda la pubblicità a cui era stato sottoposto, risultati incredibili se paragonati agli altri mezzi convenzionali.
Alessandro Lorica, top manager con circa 20 anni di esperienza internazionale maturati in vari settori industriali. Dopo circa 15 anni nel mondo della consulenza aziendale in Accenture, è CEO di Glamoo per il lancio di una realtà tutta Italiana dell’ecouponing. A metà 2011 si unisce al gruppo di imprenditori e creativi per strutturare e lanciare ad inizio 2012 la coraggiosa ed ambiziosa startup “linfa moda srl”, di cui è CEO, proprietaria del marchio “627, Pepoli”, sito web: www.627pepoli.com. Non contento di giornate lavorative sempre piene, partecipa a vario titolo ad esperienze accademiche nelle principali Università Italiane, in qualità di docente su temi di Marketing e Creazione di Impresa.
Q1. Perché una startup nel mondo della moda in questo periodo storico economico piuttosto singolare?
R1: Perché abbiamo un progetto caratterizzato da un corretto bilancio tra la quota di sogno e la concretezza necessaria per arrivare al successo. Perché abbiamo un team di investitori e di manager in grado di fronteggiare un periodo di crisi quale quello che stiamo attraversando. Perché abbiamo voglia di “qualità” e completamente Made in Italy. Purtroppo il mercato è stato invaso da prodotti contraffatti, da prodotti con etichetta Made in Italy ma prodotti altrove, da prodotti del mercato dell’Est di bassissima qualità. E questo è vero sia per il mercato Italiano sia per i mercati esteri. In pratica abbiamo voglia di affiancarci ai grandi marchi del Made in Italy per contrastare con l’eccellenza sartoriale Italiana tutto ciò che ne lede l’immagine.
Q2. Quali sono i fattori distintivi che avete rispetto ai vostri concorrenti?
R2: Primo fattore su tutti è l’attenzione a soddisfare i bisogni dei nostri Clienti. Ci prendiamo cura di ogni cliente, creando e mantenendo una relazione personale. Siamo sempre attenti a guidare i nostri clienti nella creazione della propria camicia su misura (sia in laboratorio, sia al telefono, sia presso il domicilio o l’ufficio del cliente), nel far provare la camicia prima di confezionarla, nell’essere disponibili ad appuntamenti al di fuori degli orari canonici, nell’essere pronti a confezionare camice per emergenze personali (es. nuove camicia prima di una partenza improvvisa, prima di un meeting non pianificato, …). Altro fattore è la vicinanza che abbiamo con i nostri clienti, infatti organizziamo molti eventi (es. aperitivi, cocktail) sul territorio ed invitiamo i clienti ad incontrarci in modo informale e non impegnativo. Questa formula sta dando molti riscontri. Ad esempio a Roma fino a fine Agosto siamo sponsor del Caffè degli Orti (zona Ponte Milvio), ci saranno serate di promozione dei prodotti e serate culturali con Jazz e lettura di poesie.
Q3. Che relazione ha una startup nel mondo della moda con l’Online?
R3: La sempre maggiore diffusione degli strumenti Online sia di marketing e vendite, non consente a nessuna startup di non essere online. Crediamo che il canale online, sia verso i clienti B2C sia verso i clienti B2B, sia da considerare un must organico all’interno di ogni azienda che voglia competere sul proprio mercato. Rileviamo una discreta tendenza dei marchi del mondo della moda ad avviare iniziative online, sia che si tratti di attività promozionali sia che si tratti di avere una presenza con look book o siti di ecommerce.
Q4. Come affrontate il tema caldo del fund raising?
R4: Il tema, in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, è sicuramente molto difficile da gestire. Per quanto riguarda il capitale di rischio, potendosi avvalere di un piano strategico ben sviluppato, sostenibile e con serie potenzialità, è ancora accessibile. Certo nessun paragone con le realtà USA. Al momento possiamo contare su una rete consistente di Business Angels, per poter impiantare in modo stabile e sostenibile l’azienda. Abbiamo in programma di passare ad un primo stage di financing con Venture Capital entro l’anno. Ovviamente stiamo lavorando alacremente per portare dei numeri solidi sul piatto negoziale.
Q5. Quali mercati pensate di indirizzare con la vostra offerta?
R5: Il nostro mercato nativo è l’Italia, che ovviamente cerchiamo di indirizzare correttamente. Sebbene riscontriamo che tale mercato è eccessivamente frastagliato e si è persa molta consapevolezza, nei consumatori, di un vero prodotto di qualità sartoriale Italiana.
Abbiamo in progetto di portare il nostro prodotti sui mercati esteri entro la fine dell’anno. Non interverremo a pioggia ma internazionalizziamo in modo chirurgico per poter mantenere una posizione di cassa “sana”. Siamo interessati sia a paesi emergenti (i.e. area BRICS, con la S che sta per Sud Africa, la new entry degli emergenti), sia a paesi consolidati quali gli USA ed il Giappone, dove l’uscita da crisi (diverse nei due paesi) recenti dovrà necessariamente portare benefici alle aziende che decideranno di scommettere in quella direzione.
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