Il CETA compie un anno, in un articolo del Centro Studi Italia-Canada tutta la verità


A distanza di un anno dall’entrata in vigore (provvisoria) del CETA, l’accordo economico e commerciale fra Canada e Unione Europea, i risultati sono positivi e le paventate minacce risultano scongiurate. L’accordo, che ha attivato una serie di misure volte a facilitare gli scambi commerciali e non solo ha infatti prodotto la crescita dell’interscambio e concretizzato i vantaggi che fin dall’inizio delle negoziazioni si propinava di realizzare.

Il Centro Studi Italia-Canada ha pubblicato oggi sul suo portale un articolo, in lingua inglese, dal titolo "One year of CETA: the advantages for Italy and the dispelled misgivings” a firma dell’Avv. Paolo Quattrocchi, Direttore Centro Studi Italia-Canada, Equity Partner di Nctm Studio Legale, e vice-presidente ICCCW e della Dott.ssa Francesca Paolucci Coordinatrice Ricerca e Relazioni dello stesso Centro Studi.

Come riportato nell’articolo “A proposito di junk food, (per l’appunto cibo spazzatura) - di cui si è molto parlato e il cui ingresso in Europa è stato dato come ineluttabile conseguenza immediata, diretta e inarrestabile, dell’entrata in vigore del CETA e della sua eventuale ratifica - si rileva che tale invasione non è avvenuta. Peraltro dall’accordo stesso risulta che l’Unione Europea continua a processare i prodotti che fanno ingresso nel proprio mercato attraverso le misure preventive che sono in essere e che nessun accordo è in grado di modificare o eliminare. (CAPO 5 del CETA). In particolare occorre ribadire che nessun accordo internazionale può, in virtù dell’art.191 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea), modificare o abrogare il "principio di precauzione" posto come cardine imprescindibile dell’UE. "

Niente junk-food e quindi la auspicata ratifica dell’Accordo non potrà quindi che portare benefici.

Ma cosa accadrebbe se l’Italia, come paventato recentemente, si rifiutasse di ratificare l’accordo?



Omettendo per un momento l’analisi deI complesso scenario che si presenterebbe (con tutte le incognite financo sulle procedure da adottare, sui loro esisti e sulle ferite interne all’Unione), i rapporti tra Italia e Canada, sempre stati ottimi, potrebbero deteriorarsi in modo irrimediabile, coinvolgendo negativamente anche quei settori nei quali le relazioni sono consolidate e vantaggiose.

“L’Italia ha dato molto al Canada, il Canada ha dato molto all’Italia. - dichiara il Direttore del Centro Studi Italia-Canada Avv. Paolo Quattrocchi - Quel che ancora non si riesce a comprendere è come questa amicizia debba essere interrotta o vanificata da un comportamento inspiegabile, che ci allontana da una relazione storica che ha portato crescita e può portare ulteriore sviluppo nei settori dell’economia e del commercio, ma anche nell’ambito sociale, ambientale, culturale, politico, e in generale strategico.”

“È infatti - conclude l’Avv. Quattrocchi - grazie all’accordo di partenariato strategico, premessa e completamento del CETA, che tali obiettivi di rilevanza epocale potranno essere raggiunti per il benessere collettivo e per la costruzione di un punto di equilibrio tra i grandi del pianeta, garanzia di pace e sviluppo. Ma di questo, vale a dire dello Strategic Partnership Agreement (SPA) nessuno parla.”

Leggi la traduzione italiana dell'articolo dal portale del Centro Studi Italia-Canada

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