Header Ads

Find Your Doctor, una startup per curare i ricercatori dalla disoccupazione



Ad oggi oltre il 95% dei giovani che cominciano un percorso di ricerca lascerà l’università per trovare impiego in impresa. La transizione in uscita dall’Accademia, però, avviene spesso in maniera sofferta e la maggioranza di chi è nel mondo accademico percepisce un senso di mancanza di opzioni che non ha nessuna ragion d’essere rispetto alla reale spendibilità delle competenze acquisite.

Find Your Doctor ha l’ambizione di diventare il punto di riferimento che attualmente manca (in Italia e non solo) per i ricercatori che attraversano questa transizione, sviluppando nel tempo strumenti sempre più raffinati per raccontare gli apprendimenti derivanti dall’esperienza di ricerca anche al di fuori del contesto accademico.

Un buon percorso di ricerca, infatti, sviluppa implicitamente un gran numero di competenze e una forma mentis che possono fare la differenza in un’azienda o in un’organizzazione, in un’epoca in cui i temi dell’innovazione e dell’internazionalizzazione sono così sentiti.

Seguendo un modello di innovazione totalmente aperta, basato sul rapporto one-to-one tra ricercatore e personale dell’impresa, affiancato da una mediazione attenta con “un piede nei due mondi”, siamo sempre più convinti che sia possibile superare le barriere culturali attualmente esistenti tra mondi tradizionalmente lontani, trasformando due problemi nella soluzione l’uno dell’altro: più prospettive di carriera per i ricercatori e più innovazione per le aziende, sì grandi, ma anche piccole.

«L’idea – racconta Eva Ratti – nasce alla fine del 2013 da un’esperienza personale. Al mio rientro dal dottorato in Olanda, intenzionata a cercare nuove strade fuori dalla ricerca accademica (e in Italia) mi resi conto della mancanza quasi totale di supporto per chi cerca lavoro con in mano un dottorato.
Con un bagaglio di esperienze così più ampio rispetto a quando ero una neolaureata, sembrava quasi che avessi meno da dare, perché le agenzie di collocamento non trattavano profili come il mio e non riuscivo a rientrare nelle parole chiave previste dai sistemi di matching professionale. Ero convinta che io come i miei colleghi PhD avrei potuto essere molto utile in un'azienda, ma sentivo bisogno di aiuto per capire in che professione il mio saper fare potesse essere speso e come andasse trasferito.»

Eva entrò allora in contatto con il Consorzio per il Trasferimento Tecnologico C2T, un consorzio no-profit di PMI che si prefiggeva l’obiettivo di stimolare attività di ricerca nelle imprese, incorrendo però nelle difficoltà di relazione che sono comuni quando la piccola impresa si interfaccia direttamente con l’istituzione accademica. Da quell’incontro risultò l’idea di lavorare sul problema dell’inserimento professionale dei ricercatori per realizzare allo stesso tempo l’obiettivo - così difficile - del trasferimento tecnologico verso la piccola e media impresa.

«L’idea – racconta Eva Ratti – nasce alla fine del 2013 da un’esperienza personale. Al mio rientro dal dottorato in Olanda, intenzionata a cercare nuove strade fuori dalla ricerca accademica (e in Italia) mi resi conto della mancanza quasi totale di supporto per chi cerca lavoro con in mano un dottorato.
Con un bagaglio di esperienze così più ampio rispetto a quando ero una neolaureata, sembrava quasi che avessi meno da dare, perché le agenzie di collocamento non trattavano profili come il mio e non riuscivo a rientrare nelle parole chiave previste dai sistemi di matching professionale. Ero convinta che io come i miei colleghi PhD avrei potuto essere molto utile in un'azienda, ma sentivo bisogno di aiuto per capire in che professione il mio saper fare potesse essere speso e come andasse trasferito.»

Eva entrò allora in contatto con il Consorzio per il Trasferimento Tecnologico C2T, un consorzio no-profit di PMI che si prefiggeva l’obiettivo di stimolare attività di ricerca nelle imprese, incorrendo però nelle difficoltà di relazione che sono comuni quando la piccola impresa si interfaccia direttamente con l’istituzione accademica. Da quell’incontro risultò l’idea di lavorare sul problema dell’inserimento professionale dei ricercatori per realizzare allo stesso tempo l’obiettivo - così difficile - del trasferimento tecnologico verso la piccola e media impresa.




Nessun commento:

Powered by Blogger.