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Enrico Giancaterina, CFO nextwin



Enrico Giancaterina, 28 anni, abruzzese. Ha sempre nutrito interesse per il mondo dell’imprenditoria.  Nel 2012 ha conseguito la laurea in “Imprenditorialità e mercati” alla Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso anno ha iniziato a lavorare per alcune startup del panorama romano nel settore della messaggistica istantanea e poi della ristorazione oltre ad aiutare il padre nella gestione dell’azienda di famiglia. Frequentando il Club Rotaract Roma Mediterraneo, del quale è stato anche presidente, ha conosciuto e consolidato l’amicizia con gli attuali 2 soci e con loro, mollando tutto, ha fondato nextwin, un socialgame per appassionati di pronostici sportivi. Dal 2014 è CFO di questa startup.

Parlaci della startup, tra quelle che hanno caratterizzato la tua vita lavorativa, che più ti sta a cuore

Forse è banale rispondere Nextwin ma non potrebbe essere altrimenti. Avevo molto a cuore anche le altre startup per le quali ho lavorato, in tutte ho lasciato una parte di me e da tutte ho imparato qualche cosa ma Nextwin è nata, cresciuta e maturata all’interno delle nostre menti, l’abbiamo adattata in base alle esigenze dei nostri clienti e alle richieste del mercato.
Il prodotto di oggi è molto differente dall’idea che ci ha portati dal notaio 3 anni fa ed è forse per questo che oggi sono così legato a questa azienda perché alla fine è la somma di tanti piccoli contributi che tutti abbiamo dato nel corso di questi anni di duro lavoro.
Oggi Nextwin è un socialgame per appassionati di pronostici sportivi dove gli utenti possono giocare schedine gratuitamente e competere con i propri amici scalando classifiche. Abbiamo più di 120.000 utenti e da poco abbiamo lanciato Invictus.bet, un servizio in abbonamento per gli utenti che vogliono ricevere pronostici generati grazie ad uno speciale algoritmo che analizza le giocate di oltre 60.000 giocatori esperti. La missione è trasformare la scommessa in investimento con una logica di gestione del portafoglio simile a quella di un fondo di investimenti. L’obiettivo minimo è quello di far guadagnare il 10% del budget a disposizione ogni mese e possi dire che fino ad oggi siamo andati anche oltre.

Quali fattori hanno portato al successo la tua startup?

Beh aspetterei ancora un po’ prima di parlare di “successo”.
Se consideriamo che il 95% delle startup non supera il primo anno di età essere arrivati al terzo anno rappresenta sicuramente un traguardo importante ma non lo chiamerei ancora successo.
I fattori in gioco sono tantissimi ed è molto difficile individuarne alcuni per metterli in una sorta di punto elenco. La verità è che non c’è una ricetta precisa. Molto dipende dal contesto in cui si opera, dal mercato, dalle persone con le quali lavori e dalle risorse, soprattutto fisiche, che si è disposti a spendere nell’azienda. Non è la buona idea ma la capacità di farla diventare realtà che fa la differenza. Se proprio devo indicare dei fattori precisi direi mercato in crescita, collaboratori eccellenti e tanta testardaggine.

Cosa consiglieresti ad un giovane startupper come te?

Di non fare lo startupper….o meglio di non farlo subito. Una cosa che ho notato nel corso di questi anni è che probabilmente fare un’esperienza in azienda aiuta a strutturare il carattere e a dare quella forma mentis necessaria per fare poi le cose “sul serio” oltre a fornire il futuro imprenditore di un network relazionale difficilmente realizzabile altrove.
Oggi siamo una delle poche startup che assume personale proveniente da grandi aziende, spesso dello stesso settore, e lo facciamo proprio per questo motivo. Cerchiamo sempre di imparare dai nostri dipendenti. È fondamentale questo tipo di umiltà se si vuole fare questo mestiere.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravedi qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

Sicuramente le difficoltà che si hanno oggi nel trovare lavoro e la scomparsa di fatto del contratto a tempo indeterminato riduce l’altezza del salto che si doveva fare per buttarsi nel mondo dell’imprenditoria. Per questo motivo stanno nascendo imprese che forse prima non sarebbero nate e di conseguenza nascono anche nuovi lavori. Di questo si parla sempre molto poco ma è paradossale come oggi, soprattutto nell’ambiente startup non manchi il lavoro ma manchino le persone con le competenze necessarie a svolgere alcune mansioni. Il sistema scolastico fatica nello stare al passo con i tempi e francamente non mi sento di accusare nessuno. È impossibile ormai pianificare con 5 o 6 anni di anticipo quali saranno i lavori del domani. L’unica cosa che si può fare è cercare di formare le menti in modo che siano quanto più versatili da poter poi dimostrare il proprio valore una volta sul campo.
Inoltre il mercato dei capitali Italiano è molto arretrato. Basti pensare che nel 2016 sono stati investiti in startup 182 milioni contro 1,5 miliardi di Germania ed Inghilterra. Da questo punto di vista possiamo solo migliorare ma per farlo bisogna essere professionali e non inseguire la moda come purtroppo a volte nel nostro Paese accade perché in questo settore i danni potrebbero essere catastrofici.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglieresti di puntare

Difficile da dire. Noi abbiamo investito sul Gaming, settore che ha dimostrato saper innovare e crescere a ritmi molto sostenuti. Altri settori interessanti sono il Fintech e dei servizi legati alla salute delle persone ma la realtà è che nessuno ha la sfera di cristallo e per questo consiglio di puntare sul settore per il quale si ha una passione e delle competenze. Non bisogna mai sottovalutare questo aspetto. Trasformare la propria passione in un lavoro è forse il più grande traguardo al quale si può sperare di arrivare nella vita.

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