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Paolo De Nadai, CEO OneDay Group

Paolo De Nadai nasce a Padova 28 anni fa. Ama i numeri ma anche l’ironia e approccia ogni sfida con informalità e ottimismo fin da giovanissimo. Nel 2016 le società fondate da Paolo vengono incluse in OneDay Group, finanziaria costituita a febbraio 2016 per rafforzare la struttura operativa e finanziaria delle Srl controllate e come incubatore di nuove realtà digitali innovative.

10 anni fa, nel 2007, nasceva quasi per gioco il blog ScuolaZoo fino ad arrivare alla creazione nel 2016 di OneDay Group, startup che crea lavoro e che acquisisce altre startup. Come nasce l'idea di creare il gruppo OneDay?

L’idea nasce proprio da ScuolaZoo, che è stata una startup digitale quando ancora non era nata la moda delle startup. Oggi è una realtà consolidata. In 10 anni abbiamo avuto tanti successi, ma abbiamo incontrato anche numerosi ostacoli e affrontato difficoltà. È naturale e non c’è niente di cui lamentarsi. Se però qualcuno che ci avesse consigliato o indirizzato in modo giusto e senza voler cambiare la nostra spontaneità e metodo di lavoro, saremmo forse potuti crescere più velocemente e sicuramente con meno mal di pancia. Ambiziosi, abbiamo creduto nel progetto, nel volerlo far crescere e così, abbiamo anche maturato un know-how da startuppari o, per meglio dire, imprenditori: perché la differenza non è molta. Dietro ogni startup ci dovrebbe essere un progetto imprenditoriale che vuole radicare l’azienda nel tessuto economico nel tempo. Con OneDay selezioniamo quindi giovani imprenditori promettenti che abbiano non solo un’idea potenzialmente di successo, ma anche un team che dimostri volontà di impegno e di mettersi in gioco. Non siamo quindi un vero e proprio incubatore ma una Business Factory, che mette a disposizione di altri startuppari digitali il nostro know how, e permettergli di focalizzarsi sulla crescita della loro azienda. A un anno dal lancio di OneDay abbiamo finora creduto in 4 realtà imprenditoriali: Made for School, Sweetguest, Dreamset e manolibera.

Cosa vuol dire per voi essere una Business Factory e cosa vi differenzia come incubatore dagli altri?

OneDay Group è una vera e propria Business Factory indipendente, ovvero reinvestiamo la redditività del gruppo in nuove PMI o startup innovative ad alto potenziale dal DNA simile al nostro. A differenza di altri incubatori, in OneDay Group valorizziamo i Business Mate non solo attraverso un mero investimento in denaro, ma offrendo loro consulenza strategica e supporto in operation che normalmente una startup non può permettersi a causa del loro costo elevato. Partecipiamo quindi concretamente alla loro crescita mettendo a disposizione il nostro team di HR, l’amministrazione, il marketing, i programmatori informatici, l’ufficio stampa.

Quali sono i punti di forza del gruppo OneDay?

Primo fra tutti credo che il nostro punto di forza primario sia la nostra scelta di rimanere indipendenti e non chiedere investimenti bancari terzi, il che ci rende liberi di scegliere come reinvestire la nostra redditività, che anche quest’anno sarà reinvestita. La vera forza di OneDay però è quella di investire sia in talenti formati e di esperienza, dal tocco originale e fuori dagli schemi, sia in giovani promesse, dei veri e propri evangelist nel proprio settore: programmatori, social media strategist, creativi e molto altro ancora. Perché crediamo nel valore aggiunto di ogni persona, e più che nella diversità di genere, credenze e talenti, nella spontaneità che, anche all’interno di ogni diversità rende unico ogni individuo e quindi ogni professionista.

Dopo la nascita della holding OneDay Group, che comprende ScuolaZoo, ZooCom e SGTour, quali sono i vostri obiettivi per il 2017?

Ad oggi grazie alle nostre company e business mate riusciamo a fornire un’offerta di servizi dedicati ai millennials che spazia dagli eventi ai contenuti editoriali, passando per i viaggi e la comunicazione online. ScuolaZoo intrattenendoli, informandoli e aiutandoli nella formazione, Made For School essendo presente all’interno dei loro istituti, SGTour portandoli in viaggio evento, Sweetguest dando ai partner l’opportunità di incontrarli in formule di vacanza al di fuori del viaggio evento, ZooCom fornendo alle aziende la strategia adeguata per attrarli e Dreamset e manolibera sviluppando la comunicazione visiva e video che è più vicina al target.
Non solo Millennial però, perché la Generazione Z, ovvero i nati dopo il 2000, sta entrando nell’età dei consumatori. I nati nel 2001 quest’anno compiranno 16 anni. Sono diventati perciò la maggioranza all’interno delle scuole superiori, fattore che ha appena portato a un restyling contenutistico e grafico di ScuolaZoo.com, per incontrare i gusti di questi ragazzi. Da quest’anno incontreremo anche per a prima volta gli “Z” durante i Viaggi Evento. Lo Student Village, ovvero il format di ScuolaZoo Viaggi Evento dedicato agli studenti fra i 16 e i 18 anni, sarà l’occasione per vedere per il primo anno gli “Z” in un contesto libero e di intrattenimento in cui potremo capire i loro gusti e interessi.
Ci piacerebbe continuare a investire in nuove realtà vicine a questo target e a quello Millennial e che stanno sviluppando servizi o attività che possano migliorare il loro stile di vita, sia a scuola sia nel loro tempo libero.

Come pensi che sia il mondo delle startup in Italia oggi?

Ormai lanciare una startup è diventato una moda. L’attenzione è molto focalizzata su questo segmento. Penso ci sia però un difetto di forma: nel momento in cui i nuovi imprenditori cercano sostenitori o investitori, lo fanno per l’idea che hanno da proporre e non sul team che la svilupperà. Credo sia l’errore di partenza di tutto un modo di interpretare l’impresa: non bisogna supportare un’idea, la startup non è altro che un’azienda nei suoi primi passi, che lotta per affermarsi come realtà aziendale e di conseguenza come creatore di lavoro e di valore aggiunto per la comunità. La sfida non è arrivare all’exit dall’investitore guadagnando su ciò che si è lanciato, ma rimanere sul mercato ed affermarsi nello scenario imprenditoriale italiano, per poi crescere, ampliarsi e creare un meccanismo di produzione di valore aggiunto che si autoalimenta.

Come pensi che si evolverà lo scenario delle startup?

Ad oggi risulta che solo il 10% delle startup riescono a sopravvivere al primo anno di vita. Spero che lo scenario possa cambiare, e anche presto. Il primo passo da fare è spostare l’attenzione dagli investimenti raccolti e concentrarsi invece sul funzionamento dell’azienda e quindi del team. Non so se è quello che succederà, ma è quello che mi auguro che accada.

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