Memorie dell'acqua, il giornale del ricordo

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La Storia, disciplina così importante per la formazione dei giovani e per la consapevolezza degli adulti, si studia a scuola. Questo, però, è vero solo in parte. La grande Storia è infatti l'insieme degli avvenimenti che hanno riguardato l'umanità, ma è anche 'abitata' dalle vicende delle persone comuni. La nostra 'storia individuale' si compone di esperienze personali, racconti dei nonni, narrazione della nostra vita (che consiste nel ricordarla a noi stessi e agli altri). Un punto di vista forse meno ampio del primo, ma certamente molto profondo, interseca la Storia con le esperienze degli esseri umani. I loro nomi non compaiono quasi mai tra le pagine dei libri, a meno che non si tratti di eroi o figure eccezionali.

Per tutti gli altri, perlomeno là dove esiste la possibilità di connettersi, oggi c'è Internet. Questo mezzo così giovane (nato nel 1963, largamente disponibile al pubblico dai tardi anni Novanta) ha cambiato il nostro modo di ragionare e anche la nostra stessa capacità di memorizzare le cose. Internet si propone come la nuova 'mente globale', un'imprevedibile realizzazione delle grandi biblioteche del sapere universale sognate, teorizzate e progettate nei secoli, come i grandi modelli mnemonici pensati per esempio da Raimondo Lullo (Ars magna) tra 1235 e 1315, nella grande poesia enciclopedica di Dante Alighieri, nelle forme della Characteristica universalis di Leibniz, ma anche nel lavoro di Tommaso Campanella o Von Humboldt. Per un'ampia trattazione dell'argomento rinviamo alla lettura di Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, o all'articolo Artifici mnemonici, della professoressa Lina Bolzoni. E chissà che cosa avrebbe pensato e scritto Jorge Luis Borges delle possibilità 'combinatorie' offerte dalla rete o, per fare un solo esempio, da un sito come archive.org.

Fondato nel 1993, questo sito si pone l'ambizioso obiettivo di realizzare una grande biblioteca gratuita dove si possono già caricare e scaricare materiali di diverso provenienti da tutti i paesi del mondo, nelle relative lingue. Si tratta di uno dei maggiori siti di archiviazione presenti in rete. La 'memoria di Internet', fattispecie della grande memoria dell'umanità apparentemente in realizzazione (apparentemente) solleva però accese discussioni e ferventi dibattiti. Ricordare tutto, e dunque registrare tutto in una fonte di lunga permanenza è una questione così semplice?
Ovviamente no. Nel 2014 la Corte di Giustizia Europea ha infatti emanato la cosiddetta "sentenza Costeja" che si fonda sulla direttiva 95/46 e detta una disciplina per organizzare il diritto all'oblio da parte delle persone. Chi però desideri essere ricordato o ricordare qualcuno ha a disposizione anche degli appositi spazi web dove registrare i propri ricordi. Nasce con questo obiettivo il 'Giornale del ricordo', fondato da Roberto Dall'Acqua il 24 febbraio 2016 per raccogliere memorie personali e racconti. Gli abbiamo chiesto di parlarci dell'idea.

Il Giornale del ricordo permette di ricordare persone 'comuni' al di fuori della narrazione universale della 'grande storia'. Ritiene che idee come questa possano cambiare antropologicamente il meccanismo della memoria?

I meccanismi della memoria sono consolidati, malauguratamente, dalle abitudini. Una persona che ha superato i 50 anni tende, in genere, a tenere come media di riferimento la carta stampata e la televisione, mentre i ragazzi sotto i trent'anni sono sempre connessi in rete e, ancor di più, sui social. Il Giornale del Ricordo vuole integrare i linguaggi vecchi e nuovi creando un emozionante percorso di videogiornale della memoria dove, però, la parola scritta non viene dimenticata.
Perché avete scelto di accogliere anche i ricordi degli animali da compagnia?
Se i ricordi delle persone scomparse sono essenziali per restituire il tratto del defunto, le sue origini, il suo vissuto e la sua storia, fondamentali sono altresì le testimonianze emozionali che ci hanno lasciato i nostri amici animali. Sono compagni di moltissime persone, e da ricordare con decoro.
In quale modo la memoria delle 'piccole storie' individuali si lega alla 'grande storia' che leggiamo sui libri?

Noi abbiamo una vicenda quotidiana che, magari, è fatta di consuetudini semplici e vive attraverso usanze comuni, proprie del nostro universo di umani. Questo nostro intimo universo di persone comuni si lega, indissolubilmente, alla sfaccettata magia di colori e situazioni di cui si compone la grande storia. Non sono due entità parallele ma due mondi che si integrano e si completano a vicenda.

Cambiare il punto di vista cambia anche il senso della Storia, oltre che le forme della sua narrazione?
Sì, inevitabilmente sì. Il giornalista e lo storico non sono scrittori che scrivono libri, e hanno la necessità di romanzare. Il punto di vista ideale, quello che si propone il Giornale del Ricordo, è essere equidistanti dai differenti punti di vista.

Quanto è 'sarda' la sua iniziativa editoriale e come si lega alla sua terra, che conserva memorie remote, per esempio nelle musiche, in certe forme artigianali o in alcune usanze celebrative?
Vivere in Sardegna è un arricchimento e un vantaggio perché ci sono memorie consolidate dai secoli. Questo aiuta il ricordo, specialmente grazie alle parole dei più anziani, ma questa enorme ricchezza va donata a tutti, senza rinchiudersi in isolazionismi e protezionismi sterili.

Per quanto la memoria digitale sia più 'lunga' della memoria di un quotidiano, ha comunque una sua scadenza. Raccontare la memoria significa sfidare il tempo?
È, necessariamente, una gara che vogliamo vincere ricordando chi non c'è più. Raccontare la memoria significa proprio sfidare il tempo.
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