Last mile, il sacro Graal del nuovo millennio

In tanti ci chiedono: come mai il last mile (l’ultimo tratto delle consegne a domicilio, quello che porta i prodotti richiesti a casa nostra) è diventato un argomento di conversazione anche al di fuori delle solite cerchie di addetti ai lavori?

Provate ad immaginare: ve ne state comodamente coricati sul divano, col vostro tablet in mano. Leggete tra le news che è uscito lo smartphone che aspettavate e decidete di compralo, subito. Allora andate su Amazon e lo ordinate con Prime Now – il servizio che da Novembre è disponibile anche in Italia. Quindici minuti dopo un magazziniere carica il telefono su un furgone, che parte per raggiungervi. Amazon, però, vi ha suggerito altri acquisti. Lui vi conosce bene, a volte meglio di voi stessi. Tra questi ci sono due libri di autori che amate leggere. Li desiderate ma senza fretta, così scegliete i prezzi più convenienti su diversi negozi convenzionati. Poche ore dopo due magazzinieri, in parti diverse d’Italia, mettono i libri su due furgoni, anch’essi diretti a casa vostra.

Ora moltiplicate queste azioni per milioni di acquisti online (solo negli Stati Uniti Amazon ha ben 54 milioni di utenti Prime!) e vi renderete conto della pressione che il nostro shopping digitale, percepito come astratto, esercita non solo sulla logistica nazionale e internazionale ma anche sull’ambiente, visto il numero crescente di automezzi impiegati al suo servizio. Stiamo sul divano, con tre veicoli che si muovono per noi e ci lamentiamo dei prezzi di consegna troppo alti o della soglia imposta per avere la consegna gratuita.

Tutti parlano di logistica perché il settore dell’e-commerce cresce annualmente in modo esponenziale e per continuare a farlo necessita di una soluzione rivoluzionaria, “disruptive”, dal punto di vista dei trasporti. Infatti, in cinque anni i negozi online italiani sono cresciuti del 165%, arrivando a generare un business da 16,6 miliardi di euro. Questo in una nazione che rappresenta solo il 3.1% del mercato e-commerce europeo!

Un altro fattore nell’impennata dell’evoluzione del T&L (Traporto & Logistica) è la consegna di cibo a domicilio, diventata una moda su scala globale. Si divide in due rami: quello della spesa (grocery, che genera oggi in Italia un giro d’affari da 400 milioni di euro) e quello dei pasti (non solo pizza ma, negli ultimi due anni, anche piatti da ristoranti). La crescita è innegabile: infatti sono state 13 le operazioni di finanziamento a cinque zeri che hanno coinvolto startup foodtech in Italia nel 2015, il doppio dell’anno precedente.

Le soluzioni attualmente esplorate dal settore logistico per restare al passo con uno sviluppo così dirompente, quindi per rendere le consegne più veloci ed economicamente sostenibili, si contano sulla punta delle dita.

L’opzione più affascinante ma probabilmente meno praticabile è quella dei droni. Amazon e Google, tra gli altri, stanno investendo diversi milioni in ricerca e test, ma, come evidenzia un articolo di Time, le difficoltà di un settore inesplorato come questo sono molte. Alcune domande ancora aperte sono: i droni possono volare fuori dalla vista dei lori piloti? A che altezza è consentito loro volare? Possono consegnare sulla porta di casa, correndo il rischio di urtare alberi, pali della luce, persone, etc.?

La soluzione più diffusa ad oggi, invece, è quella dei pick-up points: si tratta di negozi, ad esempio tabaccherie, che per un compenso minimo si offrono di conservare i pacchi in attesa che il proprietario li passi a ritirare. Un’idea sicuramente molto più “green” è quella delle flotte alternative, ovvero corrieri in bicicletta o addirittura a piedi, ma anche mezzi elettrici. Una soluzione pratica ed efficace che sta prendendo piede è quella dei parcel lockers: nient’altro che armadietti informatizzati nei quali il pacco viene inserito e poi raccolto da un utente fornito di password o chiave. Infine, le consegne possono essere gestite anche tramite piattaforme che permettono di migliorare i tassi di utilizzo della capacità di carico residua, oppure crowdsourcing per il movimento di cose e persone.

Quale soluzione vincerà? Ancora non ci è dato saperlo. Una cosa è certa: ogni idea sostenibile economicamente ed ecologicamente deve essere promossa. L’e-commerce è ancora lontano dal raggiungere il “plateau-level”, ovvero il livello di massima espansione, la grande macchina umana e infrastrutturale che lo sostiene inizia a scricchiolare, e nel frattempo, mentre ci godiamo lo shopping di oggi, consegnato oggi, il pianeta tossisce.

Sbrogliare la matassa del last mile porterebbe a una catena virtuosa di benefici: non solo l’ottimizzazione dei trasporti genererebbe una diminuzione dei costi, ma le consegne sarebbero più efficienti (non più attese per pacchi in ritardo o consegne mancate); e quello che forse vale di più, si otterrebbe persino a un abbassamento del traffico. Ecco perché questo “ultimo miglio” è diventato il “sacro Graal” del nuovo millennio.

di Antonio Perini, AD e fondatore di Milkman Deliveries, AD di Boox, co-fondatore di Viamente e Cortilia, per P101

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