Intervista a Roberto Macina, fondatore di Qurami

Roberto Macina, romano, 30 anni, laureato in ingegneria informatica, ex-giocatore di football americano. Stanco di fare file, nel 2010 lascia il lavoro in una società di telecomunicazioni e fonda una startup che punta a risolvere il problema delle code tramite un’app per dispositivi mobili. Qurami è il nome dell'app e dell'omonima azienda di cui è fondatore e CEO. Guida una fantastica squadra di giovani programmatori, sviluppatori, manager e comunicatori. È lecturer presso l’università LUISS sul tema del Digital Business. Gli piace condividere la sua storia di imprenditore presso scuole, università e aziende per ispirare i giovani e spingerli a costruirsi il proprio futuro. Quando non è impegnato con Qurami, lo potete trovare su un campo di paddle o in giro a correre per la città.

Ci parli di Qurami, la startup che ha fondato

L’idea di Qurami è nata nel 2010, mentre ero in fila alla segreteria dell’università. Guardando il mio smartphone, ho cominciato a pensare a un sistema per fare la coda in remoto. Con un gruppo di collaboratori in poco tempo abbiamo creato un’app che permette di prendere il numeretto per la fila tramite smartphone, conoscere in tempo reale il numero esatto di persone davanti a sé e ricevere una notifica all'avvicinarsi del proprio turno. Oggi quell’idea è diventata un’azienda attiva in oltre 150 strutture in tutta Italia e con piani di espansione sui mercati esteri.

Quali fattori hanno portato al successo la sua startup?

Il successo di una startup dipende dal giusto mix di diversi fattori. Nel nostro caso ha contato molto l’aver subito coinvolto nel progetto un team di persone competenti che mi ha aiutato a sviluppare l’idea iniziale. Altro fattore importante è stato il supporto professionale dell’incubatore Luiss-Enlabs, che ci ha fornito i primi soldi da investire e diversi contatti utili.

Cosa consiglierebbe ad un giovane startupper?

In base alla mia esperienza posso dire che lanciare una startup può dare tante soddisfazioni, ma è veramente faticoso. Per questo motivo occorrono tanta determinazione, spirito di sacrificio e la predisposizione a lavorare bene con una squadra di persone con le quali condividere i passi fondamentali verso lo sviluppo del proprio business. Fare startup non è un’impresa solitaria. E anche gli investitori tendono a prendere maggiormente in considerazione startup che dimostrano di avere un team solido e con competenze trasversali.
4. Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento.

Intravede qualche opportunità da cogliere nell’attuale contesto italiano?

Senza dubbio la difficoltà di trovare occupazione sta spingendo molto giovani a crearsi il proprio lavoro. Molti parlano spesso con enfasi della Silicon Valley, ma in realtà l’Italia è sempre stato un Paese molto vitale in termini di creazione d’impresa. Questo rinnovato interesse dei giovani verso il mondo del business, in particolare in ambito digitale, dovrebbe servire per aggiornare la nostra burocrazia e metterla al servizio delle tante idee che spesso vengono ostacolate da leggi e procedimenti che non riescono a stare al passo dei tempi.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare?

La nostra esperienza di business ruota principalmente intorno a due ambiti tuttora in forte espansione, quello dei dispositivi mobili e quello più generale dei servizi dedicati alle smart cities. In questi due settori vedo ancora tanti spazi per progetti innovativi. E soprattutto vedo molta attenzione da parte degli investitori.

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