Max Berardi, Founder di Fareimpresadivertendosi e Vice Presidente Associazione Virgilio 2080

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Massimo Berardi, ingegnere bio-meccanico, MBA alla London Business School e dirigente industriale dal 1989. Ha maturato la sua prima esperienza industriale nella raffineria a Napoli della Mobil Italiana SpA (gruppo MobilExxon). Responsabile Marketing, dal 1986 al 1992, ha lanciato in Italia la divisione ortopedica della Pfizer Italiana SpA, HowMedica (oggi Stryker), poi promosso Marketing Manager Internazionale con sede a Londra.

Dal 1996, è stato Direttore Generale e Amministratore Delegato di aziende leader nei settori del bio-medicale, della chimica e del terziario, come Codman, DePuy, Ethicon, Johnson & Johnson Medical SpA, IVM Chemicals, Corporate Express (oggi Staples). Dal 2010 si occupa di start up, fondatore di Fare Impresa Divertendosi, Vice Presidente dell’Associazione Rotary Virgilio2080, Mentor di PermicroLab (microcredito gruppo BNL), socio fondatore di FBT Contractor Coop r.l. e di Mirabilia in Mundi Cibi, consulente di start up in vari settori.

Come Tutor e Vice Presidente dell’Associazione Virgilio2080 qual’è il fattore che ritiene maggiormente sotto stimato e quello più sovra stimato nello sviluppo delle start up?

Tutti possono sviluppare un’impresa, ma pochi riescono a sostenere il successo nel tempo, adattandosi continuamente al mercato, continuando a crescere insieme ai propri clienti. La definizione di start up che preferisco è quella pubblicata del noto imprenditore seriale ed accademico Steven Gary Blank, di “ una organizzazione temporanea alla ricerca di un modello di business che sia scalabile, ripetibile e profittevole”, quindi sostenibile.

L’aspettativa della start up è di sviluppare clienti che effettuino scelte nette tra offerte concorrenti e che rimangano fedeli per un certo tempo. Quindi un aspetto critico è rappresentato dal capitale umano, dalla sua psicologia e performance nel tempo. Esso dovrà sempre soddisfare un complesso bilancio di competenze, essere capace di competere e sviluppare rapporti interpersonali e di gruppo, ma soprattutto dovrà saper trasformare gli inevitabili conflitti in vantaggio competitivo. Tale premessa rappresenta un fattore di idoneità che spesso viene sotto stimato, perché il team neo imprenditoriale non ha quasi mai ricevuto alcuna formazione in questo campo. Le energie sono impiegate nello svolgimento delle attività, e non a maturare quelle “soft skills” utili alla leadership e necessarie a creare una riserva di potenza necessaria nei momenti di crisi.

L’aspetto più sovra stimato è invece l’innovazione, perché non vince chi innova per primo. Prende il mercato infatti chi svolge le attività di impresa meglio degli altri, assicurandosi vantaggi competitivi che possano evolversi nel tempo.

ci parli della start up che le sta più a cuore, che oggi caratterizza la sua vita lavorativa ...

La start up del cuore è quella che sto realizzando, come socio fondatore e direttore generale. Mirabilia in Mundi Cibi srl, detta MiMuC, nasce dalla comune visione di 4 amici di portare l’eccellenza del mangiare sano e la raffinatezza della cucina italiana nel mondo.

Si tratta di un franchise internazionale dell’alimentazione che utilizza la catena del freddo per esportare cibi genuini e di altissima qualità, utilizzando il trasporto lento su nave per minimizzare l’inquinamento.

Questo franchise prevede tre moduli a scelta del franchisee: la produzione e vendita di prodotti italiani di eccellenza come street food; una cucina per la creazione di pietanze calde, da asporto e consegne a domicilio;
il bistrot o ristorante MiMuC, per gustare ovunque nel mondo i piatti tipici della dieta mediterranea.

Il lancio di MiMuC è previsto nella seconda metà dell’anno in corso, con l’apertura di due centri, di cui uno in Europa.

Qual’è il fattore gestionale che può contribuire maggiormente a portare al successo una start up?

Una buona gestione di impresa prevede l’utilizzo minimo anticipato delle risorse disponibili, pianificando opportuni test preventivi, e strategie di uscita che consentano di mantenere riserve di potenza per ripartire e fare meglio. Eventuali insuccessi sono preziosi se è possibile capitalizzare le prime esperienze nelle successive start up, se possiamo permetterci di continuare a crescere professionalmente. Prima delle start up ci sono gli startupper!

Cosa consiglierebbe ad un giovane startupper?

Di iniziare a fare esperienza il prima possibile, sviluppando l’attività di startupper fin dai banchi di scuola e dell’università, creandosi una rete di rapporti interpersonali internazionali con persone che abbiano competenze complementari. Qualsiasi attività oggi può e, a mio avviso, dovrebbe essere interpretata nuovamente come attività imprenditoriale, includendo non solo le attività industriali, i servizi, il commercio, ma anche le attività sociali, includendo i professionisti, gli artigiani, gli artisti e gli stessi giornalisti.

Si dice che la crisi, in questo caso quella economica, nasconde sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell’attuale contesto italiano?

Certamente si, tantissimi. Quello più ovvio è il ruolo di persona di fiducia di aziende straniere che desiderano svilupparsi in Italia. Paese che ha necessità di una grande opera di svecchiamento e semplificazione, il nostro è un Paese di corporazioni, ove non esiste l’abitudine a competere, in modo sano, a nessun livello e con pochissime eccezioni.

Per portare l’imprenditoria italiana ad accettare di lavorare in regime di concorrenza libera, senza cartelli e senza aiuti, occorreranno almeno due generazioni e per il momento, a parte gli slogan politici, non vedo reali segnali di semplificazione della burocrazia e svolta netta verso un mercato libero, pur assicurando gli opportuni ammortizzatori sociali.

Paradossalmente ciò può rappresentare un’opportunità per gli italiani che sappiamo svolgere attività di impresa, nonostante la insopportabile e pesantissima burocrazia e i tempi biblici della giustizia. Lavorare in un settore, diventarne esperto, conoscere persone e normative, ciò che è scritto ma soprattutto ciò che non è scritto e che deriva dall’esperienza, può quindi diventare una grandissima opportunità lavorativa, se si ha modo di farsi conoscere all’estero.

Questo può rappresentare un primo passo per farsi esperienza, confrontandosi con l’Italia del futuro, quella che dovrà competere contro le aziende europee e di altri continenti. Certamente ciò presuppone la conoscenza delle lingue straniere, almeno l’inglese, e la capacità di lavorare all’estero.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare?

Innanzitutto sul settore che piace: oggi è possibile trasformare un hobby in un’impresa, perché ciò che conta è la conoscenza e il saper fare.

Ciò premesso, ad un giovane neo imprenditore direi di puntare sulle tecnologie in generale, sul bio-medicale e sulle scienze in generale, sul settore dell’alimentazione e nutrizione, e su qualsiasi cosa abbia a che fare con clienti stranieri, come il turismo, artigianato ed arte.
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