Race: un buon comunicatore ha tutti gli skill per essere un buon manager

Il comunicatore rilascia un'intervista in esclusiva a Quotidiano Impresa "Il cliente arriva a me per passaparola e spesso ha già le idee molto chiare su quello che gli serve. Spesso chi ti contatta dal web conosce troppo poco il nostro mondo ed onestamente non ho tempo di fare catechesi sulle relazioni pubbliche ...

“Il vecchio professionista si adagiava sulle relazioni, oggi senza competenze non vai avanti” così Roberto Race, comunicatore e giornalista esperto in Relazioni Pubbliche in un’intervista esclusiva per Quotidiano Impresa (www.quotidianoimpresa.it).

Un ‘a tutto tondo’ sulla comunicazione, le Relazioni Pubbliche, il Giornalismo ed i rapporti con il management, in cui Race affronta le diverse tematiche - tutte interconnesse tra di loro - dalla prospettiva dirompente del ‘first mover’. “Faccio questo mestiere perché mi diverte e mi affascina ogni nuova sfida e per questo creo solo casi di comunicazione. Spesso non prendo clienti che non hanno le caratteristiche per diventarlo.”

Eclettico, nel multisettorialità della comunicazione, Race non pone limiti agli sconfinamenti di campo purchè condotti con il massimo della professionalità e con il giusto approccio e lo dice chiaramente “Ma lei quando va dall’otorino gli chiede di controllare la vista? E chiaro che sono professionalità differenti. I clienti devono comprenderlo ed i giornalisti devono avvicinarsi al mondo della comunicazione con umiltà sapendo che devono riconvertirsi ad una nuova professionalità. E dico di più. Spesso fai più il giornalista da comunicatore che in un giornale. Quando proponi una notizia, innanzitutto devi avere o aver creato la Notizia con la N maiuscola. Poi devi conoscere i differenti mezzi in modo da proporla con il taglio giusto. Insomma c’è bisogno di giornalisti che sappiano fare i comunicatori.”

Non disdegna poi la ‘stoccata’ sul rapporto tra giornalismo e Relazioni Pubbliche, due mondi che spesso si ‘prendono le misure’ a livello corporativo. “Alla domanda Lei è diventato giornalista professionista pochi mesi prima di diventare anche socio professionista della Ferpi. Ma non c’è un conflitto d’interessi a tenere due cappelli?” Risponde in maniera lapalissiana ‘Se uno lo crea si, se no…” esprimendo l’essenza del comportamento professionale, affidato interamente all’etica del singolo professionista che a sistemi di regole imposte.

Nell’intervista, di cui si consiglia la lettura integrale, c’è molto di più e Race, in queste ore che il suo nome è tornato sui media per la candidatura a Sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, dimostra di avere le idee chiare e si pone come uno dei più brillanti e noti comunicatori italiani.

Race ha iniziato il suo percorso più di quindici anni fa ed oggi se gli si chiede cosa fa e come lavora risponde: “Oggi il cliente mi chiede una consulenza strategica e di contribuire alla definizione di missione e vision aziendale e alla sua realizzazione. Le attività operative degli uffici stampa da gare non mi interessano più. Punto perciò a coinvolgere i migliori professionisti sul mercato, spesso più bravi di me nelle singole attività, per poter dare al cliente il miglior servizio. Questo mi permette di avere costi fissi molto gestibili e di poter costruire con il cliente il progetto di comunicazione a lui più funzionale ed economicamente più vantaggioso.”

E’ un’intervista al vetriolo la sua che si chiude sulla sua grande presenza personale sul web e sulla scelta di non essere presente con un sito della sua società.

“Il cliente che si affida a chi fa questo tipo di consulenza difficilmente cambia (nel mio caso i miei migliori clienti sono gli stessi da anni) e non mi interessa essere contattato dall'avventore.
Il cliente arriva a me, o ai miei colleghi più blasonati che lavorano in questa nicchia di mercato, per passaparola e spesso ha già le idee molto chiare su quello che gli serve. Spesso chi ti contatta dal web conosce troppo poco il nostro mondo ed onestamente non ho tempo di fare catechesi sulle relazioni pubbliche....”

Tracciamo allora un profilo di Roberto Race. Classe 1980, napoletano, laureato in scienze politiche, giornalista professionista ed esperto in comunicazione e public affairs.

Race ha lanciato la figura del direttore relazioni esterne e comunicazione “in affitto” proponendo ai clienti una consulenza direzionale che lavora in stretta sinergia con i Consigli d’Amministrazione e le direzioni commerciali e finanziarie delle aziende. Il suo caso è stato raccontato dalla stampa come modello da seguire. Massimo Sideri, una delle migliori firme del giornalismo economico italiano, sul Corriere della Sera lo ha definito come colui che è stato capace di convertire, adattandolo al mondo del lavoro, il pensiero di Jeremy Rifkin nel suo bestseller “L’era dell’accesso”.

Race è anche trustee e direttore della Charity inglese World for People Foundation, segretario generale del think thank Competere.Eu e segretario generale della Fondazione Valenzi, l'istituzione internazionale attiva nella cultura e nel sociale dedicata all'ex sindaco di Napoli.

Fa parte dell’Aspen Institute Italia come Aspen Junior Fellow, di RENA Rete per l’eccellenza nazionale, della Ferpi e del consiglio direttivo di INWARD Osservatorio Internazionale sulla Creatività Urbana.

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