Massimo Ciaglia, CEO di Haamble

Haamble è start up interamente italiana che ha già due fondi italiani entrati nel capitale. Haamble è un'applicazione innovativa, nata con l'idea di mettere in contatto diretto ed immediato l'utente, con le persone che si trovano in un luogo che si vuole raggiungere, creando una vera e propria community.

Ci parli un po’ di Haamble. Da dove nasce l’idea di questo nuovo Social Network e soprattutto cosa significa Haamble?

Haamble nasce in spiaggia nell’estate 2012 durante la lettura di un libro sulle storie dei più grandi founder di startup digitali come Facebook, Badoo, Foursquare, etc..

L’idea di base era quella di mettere in relazione persone nei luoghi in cui si trovano o in cui vogliono recarsi e, facendo una rapida ricerca, mi accorsi subito che non esisteva ancora nulla di simile. Il nome deriva da “Humble”, che significa semplice, di facile utilizzo e visto che tutti i più famosi social hanno la doppia vocale come badoo, facebook, twoo, pensai di modificare la “u” in “aa” lasciando lo stesso sound.

Haamble è stato definito il primo Urban Social Network è questa la vera novità rispetto ai social già esistenti?

Si nasce per essere un social urbano che consente di mettere veramente in contatto persone reali in luoghi reali, riducendo immediatamente le distanze e gli imbarazzi. Nasce nelle città, nei locali, e si vive realmente come un urban social network. Non è un’applicazione che resta in una dimensione virtuale, solo il primo contatto è mediato dalla tecnologia, ma è sempre finalizzato alla fruizione di un’esperienza reale, magari coinvolgendo altri utenti e intessendo nuove amicizie.

Diamo un po’ di dati. Dalla sua nascita di quanti utenti registrati parliamo e che sviluppo vi aspettate per la fine dell’anno?

Sta crescendo davvero molto in fretta. Dopo un mese e mezzo siamo arrivati a 58.000 download e ci aspettiamo di raggiungere 500.000 download almeno nel primo anno. Abbiamo riscontrato molto interesse per il nostro prodotto, proprio perché si tratta di un qualcosa di innovativo, che risponde ad un bisogno delle persone: quello di socializzare attraverso modalità sempre diverse, in linea con le continue evoluzioni della società.

Haamble è una start up interamente Made in Italy sia per la squadra sia per la partecipazione di due fondi di investimento italiani al progetto. Sicuramente un’ ottima idea da esportare anche all’estero. State lavorando anche in questa direzione?

Assolutamente si, abbiamo una roadmap di 20 paesi nel primo triennio e entro un mese e mezzo lanceremo in UK, il secondo paese dove Haamble approderà. Siamo ottimisti a riguardo, sappiamo che, anche se gli inglesi vengono spesso dipinti come freddi e poco espansivi, il bisogno di interagire e la voglia di scoprire posti nuovi sono gli stessi ovunque.

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