Roberta Gilardi, cofounder G2 Partners

Fondatrice di G2 Partners insieme al fratello Massimiliano, Roberta Gilardi è Business Angel, consulente marketing e innovazione strategica. Ha collaborato con l’Università Bocconi e per quattro anni è stata membro del consiglio direttivo di Assintel. Attualmente ha ruolo nel Consiglio Assintel di Roma. A Matching, la tre giorni live organizzata dal CDO alla Fiera di Rho (MI) dal 24 al 26 novembre è stata tutor dell’Area Innovazione e StartUp, vera novità della decima edizione.

L’agilità delle startup viene anche dalla loro destrutturazione. Un elemento però anche di potenziale debolezza.

«Il team è il cuore delle Startup. A volte più importante del prodotto stesso. Nelle nostre selezioni diamo molta importanza al team, a come interagiscono e collaborano i vari elementi, che caratteristiche hanno. L’agilità e la velocità con cui si apportano i cambiamenti nel percorso di sviluppo è fondamentale nelle startup. Un processo poi di strutturazione diviene necessario per una corretta crescita del business, o comunque è importante almeno integrare il team esistente con un adeguato mentoring manageriale.»

Nell’overview sull’Open Innovation, ha parlato di come alcune imprese hanno tratto vantaggio dall’adozione della strategia “open. In cosa consiste questo valore?

«L’open Innovation è un paradigma di innovazione che è stato analizzato e definito da Henry Chesbrough molto recentemente in alcuni suoi libri. L’approccio “Open” consente alle imprese di generare maggiore valore attingendo a risorse esterne e portando componenti di valore all’esterno, progetti, brevetti, idee che spesso restano nel cassetto dei dipartimento Ricerca & Sviluppo perchè non congrui con il core business aziendale. L’approccio consente di lavorare e attingere in modo rapido a risorse in un processo di “co-creazione” e con modalità collaborativa e/o attraverso delle “call” su specifici temi lanciate in contesti e comunità di “solver” ovvero persone in grado di dare soluzioni al problema. L’impresa inoltre può dare valore a specifici servizi o prodotti (o business) attraverso la creazione di startup o spin-off focalizzate e più adatte a perseguire magari nuovi mercati. Le startup oggi rappresentano inoltre un bacino per le imprese cui attingere per collaborazioni, per lavorare sulla ricerca in modo più veloce ed economico, soprattutto per le PMI che non hanno pesso adeguate risorse per fare ricerca. È stato uno dei temi principali affrontati a Matching come leva per l’innovazione. »

Ma se l’innovazione aperta è lo sgonfiamento di un moloch come il brevetto, come si fa a coniugare condivisione con guadagno personale?

«In realtà i brevetti restano, ma è la modalità con cui si sfruttano elementi della proprietà intellettuale che cambia. La condivisione poi in molti casi consente guadagni più ampi nel medio lungo termine. Prendiamo l’esempio della Tesla, azienda che ha reso disponibile la propria piattaforma tecnologica in modo “open source”: creare uno standard di riferimento , essere attrattivi per talenti e innovativi nei servizi e prodotti consente di mantenere la leadeship di mercato più di qualsiasi brevetto. Non è sufficiente proteggere un’idea.»

Le arene competitive si stanno sbriciolando. Chi si è fatto un nome nel digitale sconfina nel fisico, e viceversa. Schizofrenia o naturale sviluppo delle opportunità?

« La capacità di mutare e l’adattabilità sono fattori di successo. Il successo è evidente laddove le Aziende hanno saputo andare oltre i propri naturali confini e contaminarsi, pensando in modo differente. È quello che ha permesso alla Apple di diventare leader nella vendita digitale della musica, creando un ecosistema in grado di legare i propri prodotti a contenuti digitali, al posto delle case discografiche troppo preoccupate dalla pirateria digitale e miopi sull’opportunità che si celava dietro. Contaminare i settori significa anche creare mercati.»

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