Spreaker, 5 anni si successi per la startup per creare e condividere contenuti musicali sul web

Spreaker, la piattaforma web ideata nel 2009 da quattro, giovani ingegneri bolognesi per creare e condividere contenuti audio live su Internet,finanziata da IAG, quattro anni fa, per 250 mila euro.

Il finanziamento da parte di IAG, l’ottavo dalla nascita dell’associazione nel 2007, ha permesso a Spreaker di espandere la propria attività oltreconfine raggiungendo un pubblico di dimensioni planetarie, interessato a creare, registrare e condividere contenuti radiofonici attraverso il web, pur senza disporre di uno studio di registrazione professionale.

“Volevamo portare sul web la filosofia di quelle che erano le radio libere degli anni Settanta – racconta Francesco Baschieri, uno dei fondatori – Non volevamo solo creare una nuova piattaforma web, ma un vero e proprio media. Da questa idea è nata Spreaker. Oggi la nostra sede di sviluppo è a Berlino, dove io stesso abito da un paio d’anni. Il nostro team conta otto persone che lavorano per circa quattro milioni di utenti registrati in tutto il mondo, mentre si contano a decine di milioni quelli che hanno visitato il sito oppure scaricato la app disponibile su Google Play e Apple Store. È grazie all’entusiasmo e alla passione dei nostri utenti se ogni giorno vengono diffuse attraverso Spreaker oltre 150 mila trasmissioni radiofoniche”.

Spreaker consente infatti di creare una propria web radio, personalizzabile a piacere operando direttamente sul browser (o tramite la app). Agli utenti che si iscrivono al servizio, Spreaker offre la possibilità di scegliere tra l’utilizzo di un podcast già predisposto sul proprio pc, oppure di realizzarlo tramite il mixer virtuale. Oltre i 30 minuti di trasmissione il servizio diventa a pagamento, e così per altre opzioni extra, come un maggior spazio di archiviazione sul cloud o la possibilità di ricevere statistiche più approfondite sulla composizione, la provenienza e gli interessi dei fan. “Il nostro modello di business è duplice: da un lato la pubblicità e l’advertising tradizionale sulla piattaforma, come un qualunque media online, dall’altro la vendita degli abbonamenti premium agli utenti per far compiere il salto di qualità alle loro trasmissioni”.

Da notare come Spreaker non cerchi di trattenere a ogni costo gli utenti il più a lungo possibile sul sito, ma bensì li incoraggi a condividere i contenuti in ogni angolo della Rete, dai social network come Facebook e Twitter alla più importante piattaforma di condivisione video del mondo, Youtube, per aumentare la loro popolarità e, di conseguenza, indurre gli autori a sottoscrivere gli abbonamenti premium.

“Guardiamo con grande interesse allo sviluppo di automobili dotate di connessione a Internet – è la previsione di Francesco - Solo allora, infatti, potremo competere con il monopolio che hanno le radio fm in questo settore. Il nostro obiettivo finale è quello di diventare un vero e proprio media, ma questo tipo di tecnologia si svilupperà solo nei prossimi anni, ed è lì che giocheremo la nostra sfida più importante”.

In questo senso, tuttavia, Spreaker ne ha già fatta di strada. Francesco si diverte a elencarci una per una le storie più incredibili che sono state diffuse attraverso la piattaforma, come quella di un ricercato americano che ha commento in diretta il suo arresto, mentre si era barricato in casa per sfuggire alla cattura della FBI. Più concretamente, Spreaker è già stata utilizzata da diversi dimostranti durante le rivolte a Gezi Park di Istanbul del 2013 o le manifestazioni della tarda Primavera Araba in Medio Oriente, per raccontare live gli scontri con le forze dell’ordine e il diffondersi della rivolta. Una visibilità che talvolta può anche tradursi in un contratto di lavoro: è il caso di due utenti americani di Spreaker che si sono visti proporre dalla media company SiriusXM un contratto per trasferire il loro show dal web alla radio tradizionale.

Un esempio, quest’ultimo, utile a comprendere come tra i media online e quelli tradizionali non vi sia una frattura definitiva, bensì un dialogo continuo. Francesco è stato infatti contattato su Twitter, nel 2013, dai responsabili di iHeartRadio, la piattaforma di streaming di Clear Channel Media & Enterntainment, l’azienda media più popolare negli Stati Uniti, con oltre 850 stazioni radio AM/FM. Obiettivo della collaborazione è stata la possibilità, offerta agli utenti iscritti a Spreaker, di trasmettere i propri show sulla piattaforma iHeartRadio, raggiungendo un pubblico potenziale di 180 milioni di utenti.

“Sono stati quattro anni di alti e bassi – conclude Francesco, prima di tornare al lavoro – Lavorare così tanto, anche di notte, è qualcosa di molto stressante, ma il sogno di poter sviluppare la propria idea imprenditoriale e riuscire a portarla avanti in un settore dove il 90% delle startup falliscono miseramente è di per sé un grande risultato. Non si tratta di amore per il rischio, ma il desiderio di fare qualcosa che cambi, magari anche in piccolo, le abitudini delle persone”.

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