Nicola Mattina, fondatore di Elastic e co-fondatore della startup Stamplay

Nicola Mattina è un consulente di Relazioni Pubbliche, tra i più conosciuti ed apprezzati nel settore Digital. Con la sua agenzia di consulenza, la Elastic di Roma, ha collaborato con il progetto di Working Capital di Telecomitalia, che ha lanciato nel nostro Paese lo Startup Movement per come lo conosciamo oggi.

Qual è secondo te la differenza principale tra il mercato dello Start-up italiano e quello anglosassone?

Quello inglese è un ecosistema più maturo e quindi ci sono molte più opportunità in termini di accesso a capitale intellettuale, relazionale e finanziario. In altri termini, è più facile trovare persone che hanno il know how necessario ad avviare un'azienda, perché hanno partecipato a una startup oppure ne hanno già fatta una con successo oppure fallendo. Allo stesso tempo, è più facile entrare in contatto con professioniti che possono essere utili allo sviluppo del business, dai mentor ai venture capitalist. Infine, la quantità di denaro a disposizione delle startup è sensibilmente maggiore di quella che circola in qualsiasi altra parte d'Europa. Ovviamente c'è un rovescio della medaglia, in quando l'ecosistema è piuttosto efficiente a filtrare la bassa qualità e lo sbarramento all'ingresso è molto alto.

Cosa è cambiato nel nostro Paese negli ultimi 4 anni ...

Si è parlato molto di startup e si è fatto anche molto, ma è mancato un vero e proprio salto di qualità. Tuttavia, l'Italia rimane un Paese fondamentalmente diffidente nei confronti dell'innovazione e, quindi, anche verso le nuove imprese. A chiacchiere sono tutti d'accordo che l'innovazione è un necessario fattore di vantaggio competitivo per tutta la nazione, ma la nostra cultura vive di ancoraggi alla tradizione e di timore verso il cambiamento.

Che consigli daresti agli Startupper italiani?

Di fare un periodo all'estero, di aprire il cervello e di imparare come funzionano le community che creano startup di successo a ripetizione. Poi, di individuare dei mentor da cui imparare: poter attingere all'esperienza è di fondamentale importanza e può fare la differenza nei momenti in cui occorre prendere le decisioni più importanti. Infine, di fare tanto networking: stare tutto il giorno davanti al computer può essere rassicurante per molti, ma le vere opportunità si materializzano conoscendo persone nuove ogni settimana e magari mangiando insieme una pizza.

Quali sono, a tuo avviso, i settori più innovativi e/o su cui vale la pena investire oggi?

La sanità è senza dubbio il settore più interessanti su cui investire nei prossimi anni. Oggi viviamo la terza ondata di digitalizzazione. Alla fine degli anni 90, la prima generazione ha costruito Internet. Dopo la bolla, la seconda generazione ha costruito un nuovo sistema di media con tutto quello che ne consegue. Oggi, siamo all'inizio della digitalizzazione della vita e la salute rappresenta la maggiore voce di spesa in tutto l'occidente industrializzato. C'è molto da inventare.

Parlaci dell’ultima Startup che ha lanciato ...

La mia ultima avventura imprenditoriale si chiama Stamplay e la condivido con Giuliano Iacobelli, che rappresenta l'anima tecnologica del progetto. Si tratta di una piattaforma che permette di costruire il back-end di un'applicazione in modo estremamente veloce ed efficiente. È come una superscatola di attrezzi di un meccanico che ti fa riparare il motore di una macchina in un terzo del tempo, solo che i nostri attrezzi sono per i programmatori. Proprio in questi giorni abbiamo lanciato un round in crowdfunding su Seedrs: la campagna è aperta e chi vuole può investire anche solo poche migliaia di sterline seguendo questo link https://www.seedrs.com/startups/stamplay

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