Roberto Venturini, Digital Planner di Digital PR

Dopo una lunga esperienza nel mondo della pubblicità, in Saatchi & Saatchi e poi in BBDO Italy - dove ha gestito clienti internazionali come Pepsi Cola, Apple Computer, Microsoft e Gillette - ha iniziato a occuparsi di Internet nel 1996, tra i primi in Italia. E’ stato partner di Commstrategy, Digital Manager per McCann Interactive, Digital Planner per Leo Burnett. Come consulente ha lavorato su progetti digitali per le Olimpiadi Invernali di Torino, il Teatro alla Scala di Milano e molte aziende nazionali e multinazionali, in Italia e in Spagna. Docente per una serie di centri di formazione, quali IED, Sole 24 Ore formazione, Scuola Superiore G. Reiss Romoli e altri. Come giornalista è stato tra i membri storici di Web Marketing Tools, prima rivista dedicata all’online marketing in Italia. E’ stato un collaboratore di Repubblica, Panorama, ADV, Media Key, TechEconomy. E’ attualmente Digital Planner di Digital PR. Il suo blog è robertoventurini.blogspot.it

Dal punto di vista di chi si occupa di strategie di marketing e comunicazione, cosa consiglierebbe a una startup che intenda avere successo?

Per iniziare fissarsi obiettivi chiari, realistici e misurabili per la propria attività. Ed essere poi flessibili, pronti ad adattarsi a come il mercato reagirà alla proposta. E poi, più strettamente sul fronte della strategia digitale, non limitarsi a comunicare “il prodotto”; è necessario crearsi una reputazione, lavorare sul fronte del proprio brand, della propria credibilità… avere una storia da raccontare; diventare non uno dei tanti “fornitori” ma una presenza smart, interessante. Valutare l’investimento in professionisti di comunicazione. Se vi ritenete professionisti nel vostro campo, e sapete quanto sia pericoloso improvvisare nel vostro settore, pensate che è esattamente la stessa cosa nel marketing e nella comunicazione. Prima di partire a comunicare, ascoltare, per capire il mercato. Si parla già di noi? Cosa si dice dei competitor? Della nostra tipologia di prodotto…?

Se dovesse identificare un fattore chiave per il successo, quale sarebbe?

La capacità di cogliere un insight nel target. Le aziende non esistono per vendere prodotti od offrire servizi… a meno che non producano commodities in cui si compete solo sul prezzo. I margini si fanno sulla capacità di risolvere problemi, esigenze. Che bisogna essere bravi a cogliere - partendo da un insight, dall’entrare dentro il nostro target, capire come pensa, se c’è un problema o un desiderio forti che possiamo risolvere meglio, in un modo innovativo. Se cogliamo qualcosa che sobbolle nella testa e nel cuore delle persone cui possiamo dare risposta.

Altrimenti… il rischio è di essere una soluzione in cerca di un problema. E di dover inseguire le persone, cercando di convincerle che hanno bisogno di noi.

Cosa consiglierebbe ad un giovane startupper?

Coltivare il pensiero, il ragionamento, la capacità analitica, oltre alle capacità nel suo settore professionale. Farsi venire dei dubbi, mettersi in discussione… poi una volta che si è chiarito le idee, tirare una riga e partire con entusiasmo. Tenendosi flessibile e pronto a modificare la rotta sulla base delle cose che sta imparando lungo il percorso. Creare entusiasmo all’interno e all’esterno.

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

Si, essere più smart e più strategici. Troppe aziende, nel marketing e nella comunicazione lavorano un po’ “a caso”, per imitazione. Per capirci, troppe aziende partono dal dire “Facciamo una pagina Facebook, cosa ci possiamo mettere?”. E da lì iniziano a imitare, o a cercare brillanti idee. Questo è il modo pericoloso: il modo corretto è guardare a quali sono i problemi e le opportunità, capire quali sono i tool giusti, e definire una strategia mirata a raggiungere il target in maniera convincente. Normalmente non è a colpi di brillanti idee, ma senza un vero perché, che si raggiungono risultati in comunicazione e business.

Lavorare in modo più smart vuole anche dire non pensare di poter fare un po’ di tutto spendendo poco e niente. Purtroppo, nella media, si ottiene sulla base di ciò che si investe. Fare da soli o affidarsi a supporti improvvisati in genere poca pochi risultati. In comunicazione così come negli altri ambiti. Una startup intelligente non si affiderebbe mai a “un amico che ci capisce” al posto di un commercialista o di un esperto di informatica. In comunicazione si pensa troppo spesso che tutti in fondo siamo più o meno capaci…

Quindi scegliere su cosa investire e su cosa no, e investire in modo intelligente su poche cosa ma fatte molto bene è oggi un fattore competitivo

Su quali strumenti di comunicazione, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare? E quali lasciare in secondo piano?

Il digitale, ovviamente, anche se è una definizione vaga. E anche se la televisione ha ancora una capacità di influenza straordinaria, che ne giustifica il costo. Sul fronte digitale si tratta di capire qual’è il problema e l’obiettivo, e capire il tool giusto. Può essere cruciale lavorare con gli influencer, che riprendano il nostro messaggio e lo rendano credibile. La pubblicità, che comunque anche online può aiutarci molto a fare awareness, a far sapere che esistiamo. I social, se usati in modo intelligente. Consiglierei di evitare, a meno di non avere competenze molto forti e un approccio molto strategico, azioni come guerilla, unconventional, viral: il rischio dell’improvvisazione è di combinare dei pasticci. O di fare operazioni che hanno un grande seguito, che tutti ricordano… ma di cui nessuno ricorda il committente, chi ci ha messo i soldi. Se usati bene questi strumenti possono essere molto potenti, ma bisogna essere veramente molto bravi - e non sono usabili per tutte le aziende.

SHARE THIS