Marco Boeri, startupper, fondatore e CEO di Ultraviolet App

Marco Boeri, imprenditore startupper. Fondatore e CEO di Ultraviolet App. Dopo 10 anni di attività come progettista nautico, vira verso il mondo del digitale. La vasta esperienza nella gestione di progetti complessi lo ha portato, nel giro di 18 mesi, a realizzare App di grande successo (Kit di Primo Soccorso, The Dog Diary, Pediatri ed IMApp) e ad avere ottenuto prestigiosi riconoscimenti.

Ci parli della startup, tra quelle che hanno caratterizzato la sua vita lavorativa, che più le sta a cuore

Quella con Ultraviolet è la mia prima esperienza nel mondo delle startup. Precedentemente ero in un settore completamente diverso: per quasi 10 anni mi sono occupato di progettazione nell’industria della nautica da diporto. La crisi ha colpito in maniera brutale quel settore e nel 2012 ho dovuto, giocoforza, reinventarmi. Ho passato alcuni mesi a capire cosa fare e a documentarmi su uno dei settori che più mi interessavano: la tecnologia e l’informatica in particolare. Così, dopo avere partecipato a due Startup Weekend e averne vinto uno (quello di Verona) a gennaio del 2013 ho fondato Ultraviolet s.r.l.

La prima App realizzata è stata Kit di Primo Soccorso, che ha ottenuto otre 25.000 download, recensioni positive su testate quali Applicando, Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, e il primo posto di categoria su iTunes. Successivamente ho rilasciato The Dog Diary che, anch’essa, ha ottenuto ottimi risultati di pubblico e recensioni più che positive.

La svolta, però, è stata, a giugno 2013,  la vittoria della StartCup Emilia Romagna – Sezione Piacenza con il progetto IMApp: una piattaforma tecnologica che porta l’esperienza di navigazione GPS all’interno degli edifici, offrendo al contempo grandi possibilità legate al marketing di prossimità. Grazie a questa vittoria ho potuto usufruire di un percorso formativo di altissimo livello che mi ha consentito di sviluppare l’idea di IMApp e di far crescere le mie competenze imprenditoriali. Tanto che nello scorso gennaio l’azienda Tualba srl e un business angel hanno deciso di investire in Ultraviolet portando la loro esperienza manageriale e i capitali necessari a sviluppare nuovi progetti. Il primo è stato Pediatri: l’App ufficiale della Federazione Italiana Medici Pediatri e del corso “A scuola si cresce sicuri” patrocinato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (M.I.U.R) e dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Pediatri serve a tutti coloro che vogliono imparare a gestire le emergenze dei più piccoli,e rappresenta lo strumento ideale per sapere come comportarsi quando ci si trova nelle più comuni situazioni di incidente.

In questi giorni stiamo completando lo sviluppo di IMApp che verrà installato a breve presso la Pinacoteca dei Musei di Palazzo Farnese a Piacenza: oltre a guidare i visitatori nelle sale del museo, grazie alla tecnologia iBeacon, fornirà loro informazioni sulle opere direttamente sui propri smartphone e semplicemente avvicinandosi a qualche metro dai vari dipinti. Il Comune di Piacenza, grazie al progetto IMApp, ha raggiunto la finale del Premio Smart City allo SMAU di Bologna 2014.

Quali fattori hanno portato al successo la sua startup?

Parlare di successo mi sembra prematuro… Ultraviolet sta realizzando dei prodotti con un grande potenziale, ma quello che dobbiamo dimostrare è sicuramente più di quello che abbiamo dimostrato in questo anno e mezzo. Credo che il primo fattore positivo sia stato avere delle idee che fossero realmente innovative. Il secondo è stato avere trovato degli investitori che hanno creduto nelle idee dopo avere letto con attenzione il business plan che, frutto di un’intera estate di lavoro, spiegava i dettagli tecnici e la sostenibilità economica dei progetti in cantiere. La fiducia ricevuta ha ripagato i momenti di difficoltà iniziali e le inevitabili delusioni di chi si approccia per la prima volta a una nuova realtà professionale.

Cosa consiglierebbe ad un giovane startupper?

Il primo consiglio è quello di credere fermamente nella propria idea, ma di non esserne troppo gelosi: bisogna ascoltare con attenzione tutti i suggerimenti e commenti, indipendentemente da chi arrivano, perché da ognuno di essi può nascere un’evoluzione importante del proprio progetto. Quando nasce un’idea si è convinti di andare in una direzione precisa: credo che sia un errore restare fossilizzati su quella, perché con l’evolversi delle cose si può scoprire che è molto meglio cambiare la destinazione finale, ma farlo non è sempre semplice…
Il secondo suggerimento è figlio del primo: a mio avviso trattare la propria idea come il 4° segreto di Fatima non ha molto senso. Il networking è fondamentale per conoscere persone che possono far crescere la propria idea, la propria cultura tecnica e magari far nascere qualcosa di nuovo, ma se non la si comunica è complicato…

Si dice che le crisi, in questo caso quella economica, nascondono sempre delle opportunità di cambiamento. Intravede qualche opportunità da cogliere nell'attuale contesto italiano?

La grave crisi occupazionale che si vive in Italia sta facendo nascere una nuova voglia di imprenditorialità: visto che è molto difficile trovare un lavoro, molti giovani stanno provando a crearselo da soli. Per quella che fino a pochi anni fa era la mentalità forse un po’stereotipata del posto fisso a tutti i costi, è una vera e propria rivoluzione. Sicuramente quello italiano non è l’ecosistema ideale per far nascere una nuova azienda (la burocrazia e la pressione fiscale sono anche peggio di come le si immagina…), ma credo che ci sia spazio per buone idee che si trasformino in aziende di successo. Certo trovare finanziatori e investitori non è affatto semplice, ma ci sono molte opportunità, basta saperle cogliere.

Su quali settori, in espansione attuale o futura, consiglierebbe di puntare?

Credo che l’innovazione sia il settore su cui puntare. Per innovazione non intendo solo quella tecnologica, anche se ritengo sia quella con maggiore margine di crescita, ma tutto quello che può aiutare a svolgere le attività quotidiane (professionali o domestiche) in maniera migliore e a costi più limitati. In poche parole, in maniera più efficiente e sostenibile. Ecco, credo che la chiave sia proprio questa: legare in maniera indissolubile innovazione ad efficienza e sostenibilità. Ritengo che questa formula possa applicarsi a praticamente tutti i campi: dall’alta tecnologia, all’agricoltura, all’edilizia, etc.

SHARE THIS