Horizon 2020, in scadenza proprio in questi giorni alcune importanti call. Warrant Group è presente alla call di marzo con 12 progetti

In scadenza proprio in questi giorni alcune importanti call di Horizon 2020, partito ufficialmente il 1 gennaio 2014. Per il solo mese di maggio, l’ammontare complessivo delle call si attesta a quota 1079 mln di €, per posizionarsi a giugno a quota e 621 mln di €.

Unico neo: sinora l’Italia non è mai stata in grado di ripagarsi gli investimenti fatti. Il saldo tra i progetti finanziati e il costo sostenuto dal Paese come contributo al budget complessivo dei Programmi Quadro è da sempre in negativo. A livello macro, questo significa che l’Italia ha contribuito per 25 anni (tanto tempo è passato dal Primo Programma Quadro) a finanziare la Ricerca dei propri competitor sparsi per l’Europa.
La grande domanda dunque è: come sfruttare al meglio Horizon 2020?

“Gli ingredienti base per affrontare questa sfida – sottolinea Isella Vicini, Direttore della European Funding Division di Warrant Group che partecipa alle call di marzo con ben 12 progetti - sono due: cominciare per tempo e affrontare le sfide con determinazione e passione, la stessa determinazione e la stessa passione con cui si affronta il proprio lavoro quotidiano. Il successo di un progetto è legato alla migliore soluzione scientifica, alla miglior squadra messo in campo, all’impatto economico e scientifico atteso a fine progetto, e infine  al budget di spesa. Ogni progetto, inoltre, deve avere un coordinatore scientifico, uno o più core-partner e almeno due end-user. E i consorzi devono essere internazionali e vedere la presenza di almeno 3 dei 28 paesi membri. Rispondere a tutti questi aspetti in maniera strutturata, mettendo in piedi la miglior squadra europea possibile, non è un’attività che si può improvvisare durante i ritagli di tempo.”

Con giugno poi, si entra nel vivo dello strumento Innovation in SMEs, con la prima call dedicata esclusivamente alle PMI innovative che potranno presentare progetti di innovazione basati su idee bottom up in tutti gli ambiti disciplinari.

“Una delle più importanti novità di Horizon 2020, - commenta Isella Vicini - è proprio questo strumento, “Innovation in SMEs”, pensato per sostenere le piccole e medie imprese europee che, da gennaio 2014, hanno a disposizione un budget di quasi 3 miliardi di euro in 7 anni per ottenere finanziamenti a fondo perduto nella misura del 70% dei costi sostenuti in progetti innovativi.”

L’obiettivo della Commissione è chiaro: in Europa ci sono oltre 20 milioni di piccole e medie che rappresentano la spina dorsale dell’intero sistema produttivo. Per raggiungere gli obiettivi della Strategia Europa 2020 di crescita e occupazione è necessario avere un comparto industriale competitivo basato sull’innovazione in tutte le sue forme, che sia in grado di sviluppare e applicare tecnologie di frontiera, che sviluppi nuovi business e nuovi modelli organizzativi e che sia orientata alla creazione di nuovi mercati internazionali. La capacità innovativa dell’industria non dipende quindi solo dalle grandi imprese che già occupano grosse fette di mercato, ma sempre più in maniera cruciale da imprenditori visionari e da piccole e medie imprese che ambiscano a una innovazione radicale e ad una crescita rapida in nuovi business.

“Si tratta di uno strumento molto interessante – conclude Isella Vicini - ma non va interpretato come un contributo a pioggia per le innovazioni incrementali delle imprese. Non è un caso che i funzionari della Commissione, durante la presentazione ufficiale del programma a Bruxelles, abbiano parlato chiaramente di una Champion League per imprese innovative con pochi vincitori. Con Innovation in SMEs verranno infatti finanziati progetti eccellenti da un punto di vista innovativo, ma che dovranno necessariamente avere grandi potenziali in termini di diffusione commerciale e di impatto economico. In altre parole bisogna che i progetti ambiscano una soluzione tecnologica possibile ma nettamente migliorativa rispetto a tutte quelle esistenti, è fondamentale che ci sia un mercato e che il risultato finale sia facile da usare per il consumatore e facile da produrre per l’azienda”.

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