Convegno Nazionale Start Up sociale innovativo al centro sud: co-work in progress!

'Start up...Un futuro per l’Italia o l’ennesima illusione? Come limitare la fuga all’estero dei giovani talenti meridionali dando prospettive ‘di sistema’ percorribili? Come fare start up e innovazione sociale a Sud dati i gravi vincoli di sviluppo? Quali sono i fattori critici di successo ed i rischi da gestire? Quali le risorse e gli ‘schemi di gioco’ possibili?

Per dare riposte concrete e 'documentate' a queste domande, dati e cifre alla mano sul fenomeno-moda 'start up', si terrà a Roma, Sabato 18 Maggio dalle 9.00 alle 14.00 presso Porta Futura, PROVINCIA DI ROMA, Via Galvani 108, il I Convegno Nazionale 'START UP SOCIALE INNOVATIVO AL CENTRO SUD, Vincoli, Risorse, Partenariati e Start up di successo.' Con presentazione di Start up Sociali di successo significative del Sud Italia.

Partecipano tra gli altri: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ISFOL, FONDAZIONE con il SUD, Progetto Sud Lamezia Terme, Roma Startup, PerMicro, The HUB Sicilia, Idee in Rete, Oxfam Italia ed alcuni tra i principali esperti dei temi trattati. Invitato ed in attesa di conferma Fabrizio Barca – già Ministro della Coesione Territoriale.

L’auto-imprenditorialità start up salverà l’Italia (da se stessa e dai suoi governi), come fanno intendere appassionati sostenitori quali Riccardo Luna? L’Italia, una volta Repubblica fondata sul lavoro, dopo essere divenuta una ‘Repubblica fondata sullo Stage’ nella sua ultima mutazione antropologica si trasformerà in una ‘Repubblica fondata sullo start up’ ? O stiamo facendo di qualche filo d’erba (fantastiche start up in progress) un campo verde?

Dai dati del 2012 del Global Entrepreneurship Monitor emerge un paese che dal 2001 ad oggi ha visto affievolirsi la propensione a fare impresa. Il tasso di nuova imprenditorialità – che considera l’incidenza delle startup (definite come imprese attive da non più di tre mesi) e delle nuove imprese (fino a tre anni e mezzo dall’inizio dell’attività) sulla popolazione in età compresa tra i 18 e i 64 anni – è infatti in Italia pari al 4,32 %: un valore ben distante – siamo infatti al penultimo posto della graduatoria relativa alle economie più avanzate – dalla posizione di vertice occupata dagli Stati Uniti, dove quasi il 13% della popolazione adulta era impegnata nel 2012 nell’avvio e nella conduzione di una nuova impresa.

Preoccupa inoltre la bassa incidenza della quota relativa all’imprenditorialità nascente. Anche in questo caso i divari sono ampi: l’8,86% contro il 2,47%.

L’unico primato italiano riguarda la paura di fallire. Gli italiani che ritengono di aver individuato una opportunità e che asseriscono di aver però rinunciato all’avvio di una attività imprenditoriale principalmente a causa della paura di un fallimento sono aumentati dal 2001 al 2012, anno in cui il dato si è attestato al 58 %. Peggio di noi fa solo la Grecia (61%). Non è sorprendente, dunque, che dal 2001 al 2012 il tasso di imprenditorialità complessivo sia calato dal 6 al 4,32% mentre il tasso di imprenditorialità nascente si sia quasi dimezzato (dal 4,4% al 2,47%).

Quali sono i fattori di maggior ostacolo che non ci consentono facili entusiasmi per il futuro? Quali quelli che ci permettono di sperare, nonostante tutto?

Scopriremo il ruolo di una nuova imprenditorialitò sociale e modelli di sviluppo efficaci, discutendone con alcuni tra i principali esperti ed operatori del settore.

Segreteria: Comunicazione@asvi.it

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